venerdì 22 agosto 2008

Parte il rigassificatore di Rovigo

Marco Cedolin

Sono ormai note da tempo le ambizioni della classe dirigente del nostro Paese, intenzionata a trasformare l’Italia in un vero e proprio “hub” nella distribuzione del gas a livello europeo. Proprio per raggiungere questo scopo si susseguono uno dopo l’altro colossali progetti infrastrutturali finalizzati all’importazione di enormi quantitativi di gas che travalicano di gran lunga il fabbisogno nazionale.
Mentre è in dirittura di arrivo il potenziamento del gasdotto algerino Ttpc che trasporterà 6,5 miliardi di metri cubi di gas in più l’anno, l’ENI ha già iniziato il potenziamento del gasdotto Tag che trasporta in Austria il metano estratto dai giacimenti siberiani, per consentire il trasporto aggiuntivo di 3,2 miliardi di metri cubi annui. Entro la fine del 2012 la società Galsi s.p.a. della quale fanno parte Edison, Enel ed Hera, dovrebbe terminare la costruzione di una nuova pipeline di 2280 km che via Sardegna trasporterà annualmente 8,5 miliardi di metri cubi di metano aggiuntivo dall’Algeria a Piombino, in Toscana, il cui tratto off shore risulterà il più profondo al mondo raggiungendo la profondità di 2.880 metri
Nel corso del 2013 dovrebbe essere inaugurato il gasdotto South Stream che attraverso la Grecia trasporterà il gas russo fino in Puglia.

Parallelamente alla costruzione di sempre nuove pipeline in Italia è prevista nei prossimi anni la costruzione di 13 impianti di rigassificazione che potrebbero assorbire annualmente oltre 100 miliardi di metri cubi di gas liquido trasportato per mezzo delle navi gasiere.
Il primo rigassificatore che si affiancherà a quello costruito una trentina d'anni fa dall'Eni a Panigaglia sarà quello di Rovigo. Costruito da una società di cui fanno parte Exxon Mobil, Qatar Petroleum ed Edison, l’enorme cassone di cemento armato è stato assemblato in un bacino di carenaggio spagnolo ad Algeciras, vicino a Gibilterra e dovrebbe prendere il largo a fine agosto, trainato da una flotta di rimorchiatori oceanici, in direzione dell’Italia, dove arriverà entro il mese di settembre per essere sistemato al largo del delta del Po ed ancorato definitivamente sul fondo del Mare Adriatico. Se i tempi saranno rispettati entro la fine dell’anno le prime navi metaniere dovrebbero arrivare dal Qatar partendo dal porto petrolchimico di Ras Laffan situato nel Golfo Persico ed una volta a regime l’impianto sarà in grado di trattare 8 miliardi di metri cubi di metano liquido l’anno.
Al rigassificatore di Rovigo dovrebbero affiancarsi nei prossimi anni quello off shore di Livorno costruito dalla tedesca Eon, il rigassificatore di Trieste appannaggio del colosso iberico dell’energia Gas Natural, quello di Augusta che sarà costruito dalla Erg, il rigassificatore di Porto Empedocle di competenza dell’Enel, l’impianto di Porto Recanati che sarà realizzato da Gaz de France ed il rigassificatore di Falconara appannaggio dell’Api.

Nonostante questo ambizioso programma energetico, anche di fronte alle reiterate proteste dei cittadini che dovranno convivere con impianti altamente impattanti e pericolosi, sia stato portato avanti giustificandolo a più riprese come indispensabile per fare fronte all’incremento esponenziale dei futuri consumi energetici italiani, appare evidente come in realtà esso sia funzionale esclusivamente ad incrementare i profitti dei colossi dell’energia. Infatti anche immaginando nel futuro del nostro Paese un trend economico quanto mai ottimista (partendo da una realtà economica che all’ottimismo lascia ben poco spazio) appare evidente la sproporzione fra le potenzialità italiane di consumo di gas ed i volumi di metano che le nuove infrastrutture consentirebbero di trattare. Se poi abbandoniamo per un attimo l’ottimismo ingiustificato per calarci in una realtà che parla il linguaggio della recessione, segnato dalla diminuzione della produzione industriale e dalla delocalizzazione delle imprese, ecco che la politica dei rigassificatori perde in chiave futura ogni significato che non sia quello della mera speculazione economica calata come sempre sulle spalle dei cittadini che alla fine saranno gli unici a dovere pagare il conto.

7 commenti:

Festival della decrescita e dei comuni virtuosi ha detto...

Ciao Marco, cercavo qualcosa che si riferisse a quanto pubblicato sul libro la decrescita felice riguardo a legambiente e sono incappato sul tuo Blog, ti leggerò più spesso, dai link ho notato che siamo sulla stessa lunghezza d'onda.

Orizzonte ha detto...

E speriamo che il conto sia solo economico,questo è quello
che dice Piero Angela nel suo libro a proposito di un incidente a una metaniera (e per Piero Angela i morti di Chernobyl furono solo 52)
http://www.offshorenograzie.it/index.php?option=com_content&task=view&id=146&Itemid=124

marco cedolin ha detto...

Ti ringrazio, i tuoi commenti mi faranno sempre molto piacere.

Cara Enrica,
perfino Piero Angela, sempre pronto a stravolgere la scienza in favore del potente di turno, ha fornito (nel link segnalato da te)un saggio di quali catastrofiche conseguenze possano essere determinate da incidenti che coinvolgano una nave metaniera o, aggiungerei io, il rigassificatore stesso.
Gli impatti determinati da infrastrutture di questo genere non sono infatti solo economici ma coinvolgono anche la sicurezza delle persone.

Monello Vianello ha detto...

Ciao,
ti regalo una chicca sul rigassificatore di Rovigo, che mi viene per interposta persona dalla bocca del managing director Scott Miller. La società Adriatic Lng, che ci ha regalato il magnifico catafalco, era disposta a spendere fino a 150 milioni di euro per ricompensare i polesani di tenersi in casa il suddetto e la relativa tubazione. Il Consvipo, consorzio incaricato di trattare, chiese 5 milioni. Adriatic stava già stappando mille bottiglie di Veuve Cliquot quando intervenne la Provincia, che oggi si vanta di avere incassato 12 milioni. Alè. Insomma, tutti ricchi (risparmieremo sulla bolletta del gas).
Il catafalco è stato costruito in Spagna, dunque le nostre inutili imprese non hanno avuto nemmeno la soddisfazione di lucrarci. Ovviamente il personale polesano impiegato sarà infimo. In compenso, per la miseria guadagnata (che consiglio di spendere subito per comprare una Auto Union D-Type da gara del 1939, costo all'asta: 12 milioni), abbiamo acconsentito che sventrassero il Delta del Po con un tubo e con l'ennesima bellezza che andrà ad affiancare Polesine Camerini e il tanto sognato parco Euroworld.
Grande popolo, eh?

marco cedolin ha detto...

Caro Monello Vianello,
grazie per la chicca sul rigassificatore di Rovigo e per il commento molto interessante nel suo complesso.

Marco

Roberto Provenza ha detto...

Ciao, riguardo al tema della decrescita sto leggendo il libro "La scommessa della decrescita" di Serge Latouche e trovo molto interessante la possibilità di estendere il modello descritto al contesto reale tramite il meccanismo dei comuni virtuosi. Sarebbe interessante poter creare una catena divulgativa in materia...

marco cedolin ha detto...

Caro Roberto,
per quanto riguarda Latouche ti consiglio di leggere anche il suo ultimo libro "Breve trattato sulla decrescita serena" molto interessante e poi anche il nostro "Un programma politico per la decrescita" coordinato da Maurizio Pallante all'interno del quale abbiamo cercato d'iniziare a fare proprio quello che tu auspichi.

A presto
Marco