mercoledì 2 giugno 2010

CHE FINE HA FATTO LA REPUBBLICA?


Marco Cedolin
Renato Mannheimer a seguito di un sondaggio da lui compiuto nel 2008, si manifestava fortemente stupito del fatto che un italiano su tre (il 29% degli intervistati) avesse dichiarato di essere all’oscuro riguardo a cosa fosse successo il 2 giugno e ignorasse perfino a quale anno preciso ci si riferisse.
In parole povere un terzo degli italiani ignorava l’esistenza del referendum del 1946 che decretò la nascita della Repubblica Italiana, nonostante la ricorrenza venga celebrata ogni anno con tanto di fantasmagorica parata militare in diretta TV.
Per quanto fosse lecito lo stupore di Mannheimer riguardo “all’ignoranza” di circa un terzo degli italiani in merito alla genesi della Repubblica, non si può evitare di stupirsi molto più profondamente del fatto che la quasi totalità degli stessi, Mannheimer compreso, ignorino completamente quale fine abbia fatto in questi oltre 60 anni la Repubblica Italiana, fondata nel 1946 e regolata dalla Costituzione.
Viveva nell’Articolo 4 : La Repubblica riconosce a tutti cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
E nell’ Articolo 36 : il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
L’hanno assassinata gli economisti, i sindacalisti ed i politici di ogni risma e colore, dando vita alla riforma Biagi, perseguendo la precarizzazione del sistema lavoro attraverso una flessibilità esasperata, creando disoccupazione, riducendo il valore di acquisto dei salari, ben al di sotto del limite di sostentamento delle famiglie e privando il lavoratore di ogni punto fermo che gli consenta quell’esistenza “libera e dignitosa” che ormai alligna solo nelle parole del legislatore.
Viveva nell’ Articolo 11 : L’Italia ripudia la guerra, come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
L’hanno ammazzata una sequela di governi guerrafondai che hanno mandato i nostri soldati ad occupare degli stati sovrani, nascondendoli sotto le mentite spoglie di fantomatici aiuti umanitari. I nostri soldati occupano, combattono, sparano, uccidono, annichiliscono! Non sono, né sono mai stati una forza di pace, poiché non vi è pace dove esistono l’occupazione e la prevaricazione, trovano spazio solo la guerra e l’offesa all’altrui libertà.
Viveva nell’ Articolo 13 : è punita ogni violenza fisica o morale sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà.
L’hanno strangolata le forze dell’ordine che si sono coperte di vergogna, a Napoli, come a Genova, come in Valle di Susa, come a Serre, come a Chiaiano. Poliziotti e carabinieri, trasformatisi in bastonatori di donne e anziani, veri e propri torturatori di detenuti, senza scrupoli e senza dignità. Fuorilegge che si nascondono dietro ad una divisa, gettando fango in primo luogo su tutti quei colleghi che fanno il proprio dovere, forti della certezza di rimanere impuniti grazie alla protezione del mondo politico e giudiziario.
Viveva nell’ Articolo 9 : La Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della nazione.
L’hanno massacrata le “Grandi Opere” attraverso le quali la mafia delle infrastrutture ha inteso perpetuare il bengodi legato alla cementificazione indiscriminata del territorio. Il TAV, il Mose, il progetto Quadrilatero, i forni inceneritori, le centrali a carbone e turbogas, sono solo gli esempi più eclatanti di come anche dal punto di vista ambientale continui a non esistere alcun tipo di rispetto.
Le hanno tolto la vita le cartolarizzazioni selvagge, il programma di dismissioni d’immobili di proprietà pubblica, la svendita del territorio demaniale, l’assoluta mancanza di qualsiasi progetto finalizzato alla cura del territorio.
Viveva nell’ Articolo 32 : la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e assicura cure gratuite agli indigenti.
Come è stato tutelato il “fondamentale diritto alla salute” dei lavoratori di porto Marghera o di Fincantieri o di Casale Monferrato, morti a centinaia di mesotelioma? Di miglia di cittadini che tutti i giorni sono costretti a vivere a stretto contatto con l’amianto, dei napoletani che vivono nel triangolo della morte, di tutti coloro che vengono avvelenati attraverso i fumi degli inceneritori, delle acciaierie, delle fabbriche chimiche e dei cementifici? Dei pazienti storpiati nella clinica Santa Rita?
Quale diritto viene tutelato tagliando i fondi e quindi l’ossigeno alla sanità pubblica, reintroducendo i ticket, facendo si che il malato, se indigente possa solo ambire ad essere curato poco e male?
Viveva nell’ Articolo 41 : l’attività privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
L’ha decapitata una classe politica che negli ultimi 15 anni si è arrogata il diritto di privatizzare la maggior parte dei servizi pubblici, arrivando a privatizzare perfino l'acqua, sovvertendo la logica del buon senso, ad uso e consumo dei privati che li gestiscono secondo l’unica logica che conoscono che è quella del massimo profitto.
Una classe politica che ha trovato nel conflitto d’interesse l’humus necessario alla sua sopravvivenza, generando una classe imprenditoriale inetta e priva di qualità che continua a sopravvivere solamente perché sovvenzionata attraverso il denaro pubblico.
Viveva nell’ Articolo 47 : la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, disciplina, controlla e coordina l’esercizio del credito.
L’hanno stritolata uomini di stato, autorità e speculatori di ogni razza, asserviti ad un sistema bancario marcio e corrotto, ormai privo di ogni dignità. Una palude legislativa che è stata in grado di partorire voragini quali Cirio, Parmalat e mille altre ancora. Una classe politica asservita ai grandi poteri finanziari, che ha privato l’Italia di ogni retaggio di sovranità monetaria e continua a creare voragini di debito pubblico che inevitabilmente ricadranno sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Se certamente non è edificante il fatto che un terzo degli italiani ignorino cosa è accaduto il 2 giugno 1946, il vero dramma è altresì costituito dal fatto che quasi tutti gli italiani ignorino quello che è accaduto dopo, quando la Repubblica è stata svuotata di tutti i suoi valori e la costituzione ridotta a carta straccia, anche se fino ad oggi i sondaggi di Mannheimer non si sono ancora interessati dell’accadimento.

4 commenti:

Brumik ha detto...

Ciao Marco, vedo che hai scritto un pezzo veramente "sentito".

Tra gli articoli della Costituzione che tu hai commentato non sono d'accordo su quanto scrivi a proposito del n.4 e del n.36. Anzi, io questi articoli li abolirei!

A proposito del n.4 cosa vuol dire "La Repubblica riconosce a tutti cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto." ? Quando lo Stato si infila con leggi e regolamenti tra i rapporti dei cittadini fa solo dei disastri. Non vuoi il libero mercato del lavoro? Allora gli imprenditori si liberano di te andando a impiantare le fabbriche all'estero. Chi mai puo` impedire loro di investire i propri soldi dove vogliono? Se i soldi se li sono procurati in modo illecito allora e` giusto che lo Stato intervenga per metterli in galera. Ma se se li sono guadagnati onestamente non vedo perche`il loro impiego debba essere regolamentato dall'alto. L'unico vincolo che lo Stato deve imporre agli imprenditori e` l'assoluto rispetto dell'ambiente, che e` un bene di tutti. Quel che bisogna mettere in discussione non e` il solito rapporto padrone-operaio che e` cosa vecchia di due secoli, bensi` questo tipo scellerato di "sviluppo" che ci rovina la vita per continuare a produrre la parte superflua dell'inutile. Ma nessuno lo fa, tanto meno la sinistra, perche` "il Capitalismo e il Marxismo sono le due facce della stessa medaglia: l'Industrialismo." (Massimo Fini) Questa si`, che e` la nostra vera rovina.

Per quanto riguarda l'art.36, perche` mai lo Stato deve intervenire sul tipo e sulla quantita` delle retribuzioni? Se un lavoratore ritiene di essere sottopagato rispetto a quello che fa, allora e` libero di cercarsi un altro impiego o di mettersi in proprio. Cosi` come un imprenditore deve potersi liberare di un lazzarone. Sarebbe un cretino se licenziasse una persona in gamba che lavora bene e che sa il fatto suo...

Il contratto di lavoro deve essere equiparato ad un qualsiasi altro contratto che viene stabilito liberamente tra due o piu` cittadini. Se a qualcuno di questi non sta bene, e` pur sempre libero di non sottoscriverlo, o no? Lo Stato deve intervenire solo se, una volta sottoscritto in piena liberta`, qualcuno dei contraenti non ne rispetta le clausole. La retribuzione e` una faccenda tra privati, la Stato (o la Costituzione) non c'entra.

La vera vergogna che devono provare quelli che difendono ad oltranza la Costituzione sta in queste righe di Ida Magli.

Nella Costituzione non c'è nulla di ciò che ha completamente trasformato l'organizzazione politica e la vita quotidiana degli italiani. Non c'è l'Europa, non c'è il parlamento europeo né la bandiera europea; non c'è la perdita della sovranità monetaria, non c'è la rinuncia all'indipendenza, non c'è l'eliminazione dei confini, non c'è il nostro essere “romeni”… o bulgari o tedeschi e così via. Una volta fissato in Costituzione che i cittadini non possono mettere bocca nella politica estera, tutto è passato di lì, senza neanche un dibattito, senza un referendum.


Come si fa a non condividere...?

-- Michele

Anonimo ha detto...

Bello spaccato dell'italia odierna
Yuri

marco cedolin ha detto...

Ciao Michele,
come sicuramente avrai intuito il pezzo è "sentito", ma si caratterizza principalmente come una profonda critica alla messainscena celata dietro la Costituzione. Quello che mi fa maggiormente imbestialire è la facilità con cui ad ogni piè sospinto politici, giornalisti, sindacalisti ed intrallazzatori vari, sono pronti a chiamare il popolo a raccolta per difendere la costituzione, ogniqualvolta questo appello risulta funzionale ad un qualche loro interesse. Eroici difensori della costituzione che fingono bellamente di non essersi accorti di come gli articoli della stessa siano ormai privi di qualsiasi riscontro nella realtà. Piccoli ipocriti travestiti da paladini della Repubblica.

Detto ciò, neppure io sono convinto che tutti gli articoli della Costituzione rappresentino la strada migliore a prescindere.
Tu hai fatto delle critiche e tracciato delle alternative che sicuramente meritano di essere valutate e tante altre anche di diverso tenore potrebbero meritarlo altrettanto. Senza contare che personalmente trovo aberrante la frase in virtù della quale l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. La Repubblica potrebbe essere fondata sulla pace, sulla giustizia, sulla libertà o su molti altri valori. Ma sul lavoro...il lavoro è una componente della vita, se vogliamo anche necessaria alla sopravvivenza, che in un altro tipo di società potrebbe perfino figurare fra le manifestazioni di creatività...ma da qui a diventare valore fondante di una Repubblica.

marco cedolin ha detto...

Grazie Yuri, un saluto!