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giovedì 31 luglio 2008

SCAJOLA E LA FAVOLA DEL CARBONE PULITO

Marco Cedolin

Bruttissima giornata quella di ieri per i cittadini di Civitavecchia, costretti ad assistere all’inaugurazione della nuova centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord, nonché a subire le stonate parole del maldestro ministro Scajola che presenziando alla cerimonia è incorso in un’imbarazzante gaffe avente per oggetto gli operai morti durante la costruzione dell’opera, da lui trattati con sufficienza alla stessa stregua di un qualsiasi sopportabile effetto collaterale.

Esternazioni fuori luogo di Scajola a parte, il vero dramma è costituito dalla centrale Enel di TVN, entrata oggi provvisoriamente in funzione a metano anziché a carbone in quanto tuttora priva dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Un vero mostro destinato a bruciare 600 tonnellate di carbone l’ora, rilasciando 6.300.000 metri cubi di fumo carico d’inquinanti, nonostante l’Enel, la “buona stampa” ed un folto stuolo di esperti compiacenti le abbiano attribuito impropriamente la patente di “centrale a carbone pulito”. La centrale di TVN pulita non lo è affatto in quanto adotta il tradizionale sistema di Combustione del Carbone Polverizzato (PCC) che determina il rilascio di emissioni nocive costituite da metalli pesanti e nanopolveri, in grado di elevare il tasso di mortalità nella popolazione esposta fino a 300 km dal punto di emissione degli inquinanti, e non la tecnologia sperimentale di Ciclo Combinato di Gassificazione Integrata del Carbone” (IGCC) che una volta perfezionata potrebbe essere definita a basso impatto ambientale. Ed in quanto sporco, così come il carbone che utilizzerà, l’impianto di TVN metterà seriamente a rischio la salute delle popolazioni residenti nell’area soggetta alla ricaduta delle sostanze inquinanti (come numerosi studi medici stanno a dimostrare) danneggerà l’agricoltura compromettendo lo stato dei terreni e contribuirà allo sforamento del protocollo di Kyoto determinando un aggravio di circa 500.000 euro delle sanzioni a carico dell’Italia.

La favola della centrale a carbone pulito di TVN, pubblicizzata in TV e sui giornali come un capolavoro di tecnologia ed innovazione, ma in realtà priva di qualunque velleità ecologica e tecnologicamente non proprio all’avanguardia, non sembra comunque avere convinto molti fra i cittadini che saranno costretti a subire sulla propria pelle le conseguenze nefaste dell’impianto. Un folto gruppo di contestatori, costituito da coloro che da anni si battono contro la costruzione della centrale, ha infatti accolto la cerimonia d’inaugurazione organizzando un vero e proprio corteo funebre con tanto di bare e donne vestite di nero, per celebrare neppure troppo metaforicamente il funerale di un intero territorio e dei suoi abitanti, immolati sull’altare della sete di profitto dell’Enel e probabilmente giudicati dal ministro Scajola come l’ennesimo sopportabile effetto collaterale di un progresso che annerisce i polmoni, come il carbone.

giovedì 24 luglio 2008

NUCLEARE FRANCESE UNA FUGA DIETRO L'ALTRA



Marco Cedolin

Tricastin, Romans – Sur – Isere, Saint Alban e ancora Tricastin. Nelle centrali nucleari francesi si susseguono le fughe radioattive e per la quarta volta negli ultimi 20 giorni è scattato l’allarme rosso in un impianto transalpino, in un periodo già molto travagliato per l’atomo europeo dopo l'incidente accaduto ai primi di giugno in Slovenia nella centrale nucleare di Krsko ed i 4 incidenti registrati in Spagna a luglio in soli 12 giorni nella centrale nucleare di Cofrentes nei pressi di Valencia.

A Tricastin lo scorso 8 luglio le autorità francesi resero nota la fuoriuscita nell’ambiente, avvenuta il giorno precedente, di 74 kg di uranio. A Romans – Sur – Isere lo scorso 18 luglio l’Autorithy per la sicurezza nucleare francese ammise la fuoriuscita di acque contaminate da elementi radioattivi, pur assicurando che l’incidente non aveva determinato impatti ambientali. A Saint Alban lo scorso 21 luglio 15 operai vennero contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. Ieri 23 luglio, nuovamente a Tricastin 100 operai sono stati contaminati da elementi radioattivi di cobalto 58 fuoriusciti da una tubatura del reattore numero 4 fermo per manutenzione ed immediatamente evacuati dalla centrale.
Proprio intorno al sito nucleare di Tricastin, fra i più grandi al mondo, che non comprende solo la centrale, ma anche una serie di laboratori che lavorano l’uranio grezzo e depositi per le scorie radioattive, sembrano emergere molti scampoli di realtà, fino ad oggi sottaciuti, in grado d’incrinare più di una certezza riguardo alla capacità francese di gestire al meglio le conseguenze di quella sorta di “patto con l’atomo” che in Francia (dove il 78% dell’energia consumata viene prodotta dalle centrali nucleari) ha creato il mito dell’energia “facile”, pulita ed a buon mercato.

Gli incidenti nel sito di Tricastin avvengono da oltre 30 anni, anche se spesso sia la dinamica sia le conseguenze degli stessi sono state tenute nascoste per evitare polemiche e proteste.
Già dal 1964, prima ancora che sorgesse la centrale, il sito ospitava un deposito di scorie radioattive, provenienti da una vecchia fabbrica militare per l’arricchimento dell’uranio, stoccate senza alcuna precauzione, che avrebbero determinato nel corso del tempo la migrazione di 900 chilogrammi di uranio all’interno delle acque sotterranee che riforniscono i pozzi delle famiglie della zona. Ad esso si è aggiunto il deposito per scorie nucleari della Sogema, la società che a Tricastin arricchiva l’uranio per la costruzione degli ordigni nucleari, che contiene 700 tonnellate di scorie radioattive sepolte sotto un cumulo di quattro metri di terra
Nel 1986 una fuga di esafluoruro d’uranio dalla centrale portò il livello di radioattività dell’aria a 130 bequerel per metro cubo, «quando il dato normale è di 0.00001». Nel 1991 si verificò lo sgocciolamento di nitrato d’uranio sulla ferrovia della Sogema,. Nel 1997 si verificò una fuga di uranio arricchito nei terreni. Solamente un paio di settimane fa a due chilometri di distanza dalla centrale sono state trovate falde freatiche e pozzi privati dove il tasso di uranio rilevato dall’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare Irsn, arrivava a punte di 64 microgrammi per litro, ben oltre i 15 ammessi dall’Oms per dichiarare potabile l’acqua.

Energia facile, pulita ed a buon mercato che inizia a manifestarsi sempre più lontana da una realtà costretta a specchiarsi con il dramma dei lavoratori sottoposti alla contaminazione radioattiva e degli abitanti dei comuni che sorgono in prossimità del sito di Tricastin, costretti a convivere con la paura e privati perfino dell’acqua, essendo ormai proibito berla, nuotarci, mangiarne il pesce ed irrigare i campi, destinati ad inaridire in questa fetta di pianura francese immolata, come tante altre, sull’altare di un atomo che sta iniziando a scolorare e preoccupare sempre più.


lunedì 21 luglio 2008

LA VAL DI SUSA E IL TAV

Marco Cedolin

Dopo la sottoscrizione del cosiddetto accordo di Pra Catinat, avvenuta alla fine di giugno, portando a compimento quasi 2 anni di lavoro dell’Osservatorio sulla Torino Lione presieduto dall’arch. Mario Virano, sui giornali ed in TV è stato scritto e detto praticamente di tutto, generando per forza di cose una grande confusione nell’opinione pubblica italiana che ha perduto ogni coordinata che potesse consentirle di valutare oggettivamente gli sviluppi della questione TAV in Val di Susa.
Proviamo allora a mettere un poco di ordine nello stupidario mediatico di questi giorni, cercando di fare chiarezza laddove il carrozzone politico e quello dell’informazione hanno invece creato quella confusione necessaria a veicolare l’immagine di una Valle di Susa ormai mansuefatta e disposta ad accogliere con gioia i binari dell’alta velocità.

I sindaci che hanno partecipato ai lavori dell’Osservatorio Virano, alle riunioni di Palazzo Chigi, all’accordo di Pra Catinat ed il 29 luglio scenderanno nuovamente a Roma per incontrare prima il Presidente della Repubblica e poi il governo insieme al quale dovrebbero ufficializzare l’inizio del nuovo corso del TAV, non rappresentano la grande maggioranza dei cittadini valsusini che fin dall’inizio non hanno condiviso il loro percorso opponendosi con veemenza tanto all’Osservatorio Virano quanto alla linea progressivamente sempre più possibilista portata avanti dagli amministratori. A riprova di ciò la scorsa estate in occasione della richiesta del finanziamento UE in favore dell’opera, portata avanti proprio tramite l’Osservatorio, ben 32.000 cittadini (in grandissima parte valsusini) di una Valle che ospita 60.000 abitanti hanno sottoscritto un documento di durissima opposizione a qualunque ipotesi di nuova infrastruttura ferroviaria, ponendosi nettamente in contrasto con i propri sindaci.

Il governo (sia quello precedente che quello attuale), Virano e la grande maggioranza dei sindaci, diventati collaborazionisti e capitanati da Antonio Ferrentino (che da adesso in poi chiamerò semplicemente “i sindaci” per facilità di comprensione) non hanno mai dialogato con la popolazione ma si sono limitati a portare avanti un percorso condiviso solamente da loro nel buio delle stanze dell’Osservatorio. La posizione portata avanti dai “sindaci” all’interno dell’Osservatorio e nelle conferenze dei sindaci non è mai stata condivisa con i cittadini e neppure all’interno dei consigli comunali che non sono mai stati convocati sull’argomento prima di prendere le decisioni.
Ai cittadini è stato più volte impedito con l’uso della forza pubblica di assistere tanto alle riunioni dell’Osservatorio quanto alle conferenze dei sindaci, durante le quali non è stato permesso l’accesso neppure ai giornalisti che hanno reiteratamente protestato.

“I sindaci” hanno usato i due tecnici assunti dalla Comunità Montana Bassa Valle di Susa, stipendiati con oltre 40.000 euro a spese dei contribuenti, per presenziare alle riunioni dell’Osservatorio e per redigere un progetto a tappe di costruzione dell’infrastruttura per l’alta velocità, denominato FARE (Ferrovie Alpine Ragionevoli Efficienti) che è stato presentato a Pra Catinat senza prima essere stato discusso nei consigli comunali, né tanto meno proposto alla popolazione. In questi giorni il progetto FARE, già allegato preventivamente al documento/accordo di Pra Catinat è oggetto di discussione all’interno dei consigli comunali, parte dei quali lo stanno bocciando, ed “i sindaci” in compagnia dei due tecnici che lo hanno redatto stanno organizzando una serie di assemblee durante le quali tentano di presentarlo ai cittadini come un compromesso percorribile. La stragrande maggioranza dei cittadini presenti alle assemblee non nasconde la propria delusione e sta manifestando aperta contrarietà nei confronti del progetto FARE (e dei suoi estensori) giudicato nel migliore dei casi un “cavallo di Troia” finalizzato a far entrare nascostamente dalla finestra il TAV che nel 2005 era stato sbattuto a calci fuori dalla porta.
Il 29 luglio a Roma, dopo avere ricevuto la benedizione del Presidente Napolitano, “i sindaci” non saranno comunque chiamati a discutere del FARE ma del nuovo progetto di LTF concernente il TAV Torino – Lione che verrà messo a punto nel corso dei prossimi mesi sotto l’abile regia di Mario Virano.
La nuova “filosofia del dialogo” magnificata come portatrice di grandi risultati da Virano e dal governo, ed avallata in tutta fretta perfino da alcune associazioni ambientaliste come Legambiente e il WWF, semplicemente non esiste in quanto nessuno in questi 2 anni ha dialogato con i cittadini, né gli stessi hanno condiviso alcunché. L’unica forma di dialogo ha avuto per oggetto “i sindaci” la cui posizione si è gradualmente appiattita su quella di chi proponeva l’opera, senza che nessuno avesse dato loro mandato per farlo.

In Val di Susa oggi la situazione è praticamente la stessa del 2005, prima dell’occupazione militare e degli incidenti. La popolazione non vuole il TAV né sopra, né sotto, né a destra, né a sinistra ed è disposta a battersi contro la costruzione di qualunque nuova infrastruttura. “I sindaci” in odore di compensazioni, di concerto con il governo, stanno cercando senza successo di convincere i cittadini ad accettare un’opera che loro stessi hanno più volte giudicato devastante ed inutile, premurandosi di tenere comunque una porta aperta qualora in futuro tornasse conveniente cavalcare quella stessa protesta che già li rese “famosi” 3 anni fa.

domenica 20 luglio 2008

TRENI AD ALTA PERICOLOSITA'

Marco Cedolin

La notizia riferita dai delegati Rsu/Rsl dell'Assemblea nazionale ferrovieri, riguarda un fatto accaduto il 14 luglio ma è stata resa pubblica con grande risalto sulle prime pagine dei giornali solamente il 18 luglio, dal momento che il 15 luglio quegli stessi giornali erano per uno strano scherzo del destino impegnati a promuovere con grande enfasi la società NTV di Montezemolo e Della Valle con i nuovi TAV verniciati rosso Ferrari.
Durante il trasferimento dall’officina di manutenzione alla stazione centrale di Milano un convoglio Eurostar si è letteralmente spezzato in due, senza provocare una tragedia solamente perché fortunatamente il treno era ancora privo dei passeggeri che avrebbe dovuto caricare da lì a pochi minuti.
L’incidente riguarda il treno Eurostar 9427, Milano-Roma delle ore 7,00, un ETR 500 che si è spezzato in due tronconi tra le carrozze 11 e 12, probabilmente a causa dell’usura o dell’inadeguatezza manutentiva dei materiali del gancio. I delegati che hanno dato la notizia hanno riferito che “fortunatamente il fatto è avvenuto a bassa velocità, con il treno vuoto con la sola conseguenza di ritardi e soppressioni di corse per Roma, mentre dopo solo pochi minuti lo stesso treno sarebbe stato in marcia pieno di viaggiatori” e il guasto avrebbe determinato conseguenze ben più drammatiche.

L’episodio non costituisce un fatto isolato in quanto stando alle dichiarazioni dei delegati il 5 aprile nei pressi di Roma l'Eurostar 9437, Milano-Roma delle ore 12, a 250 Km/h, perse il tetto rischiando l'impatto con i treni provenienti in senso opposto ed il 28 maggio, sempre vicino Roma, si spalancò una porta in corsa al 9304, T-biz Roma-Milano delle 18 e 02, mentre viaggiava a 220 Km/h, senza che le apparecchiature lo segnalassero al macchinista.
Accadimenti di questo genere rappresentano la cartina di tornasole che dimostra lo stato di assoluto degrado in cui versano le Ferrovie italiane che hanno negli anni smantellato i servizi di manutenzione, praticando la sistematica riduzione del personale. Un degrado così profondo, come la mancanza di qualunque investimento volto a garantire la sicurezza dei viaggiatori e l’efficienza del servizio stanno impietosamente a dimostrare, lascia intuire che il disfacimento delle Ferrovie italiane non sia da imputare semplicemente ad una cattiva gestione delle stesse, ma rappresenti invece il risultato di un’oculata scelta politico/strategica volta a favorire l’avvento della grande imprenditoria privata, magari recante il logo del cavallino rosso di Montezemolo, che ha in progetto di costruire il proprio profitto utilizzando quelle infrastrutture che le Ferrovie di Stato hanno costruito creando enormi voragini nel loro bilancio ed in quello del Paese.

Il fatto che i principali giornali abbiano dato grande risalto alla notizia dell’incidente del 14 luglio, seppure 4 giorni dopo, al fine di poterla accodare alla campagna pubblicitaria in favore di NTV, indica chiaramente l’apertura di una nuova fase all’interno del programma di smantellamento del servizio pubblico ferroviario.
La fase di sistematica distruzione del servizio e dell’annientamento economico, realizzato quest’ultimo per mezzo degli investimenti faraonici nella truffa dell’alta velocità, è ormai arrivata a maturazione ed è giunto il momento di procedere ad una campagna mediatica che porti a conoscenza di tutti il fatto che le ferrovie sono ormai in tutto e per tutto simili ad un malato terminale che sta collassando senza speranza di guarigione. Questa operazione mediatica rappresenterà il viatico per far si che fra un paio d’anni con l’avvento della liberalizzazione del servizio ferroviario i privati deputati a spartirsi la torta creata attraverso l’eutanasia delle Ferrovie di Stato, vengano accolti dall’opinione pubblica come veri e propri salvatori della patria ai quali sarà giusto “assegnare” le tratte più redditizie negli orari più redditizi affinché possano costruire facile profitto.
Un’operazione sporca all’interno della quale anche l’informazione concernente fatti reali, qualora mirata e dispensata con il giusto risalto ed i giusti tempi, può diventare disinformazione funzionale a fuorviare la sensibilità dell’opinione pubblica.

sabato 19 luglio 2008

HARRY POTTER D'ITALIA


Marco Cedolin


Silvio Berlusconi è “sceso” a Napoli per annunciare la fine dell’emergenza rifiuti in Campania, risolta dal suo governo con un vero e proprio colpo di bacchetta magica in soli 58 giorni, durante i quali secondo le sue parole lo Stato è tornato a fare lo Stato e Napoli è ritornata ad essere una città occidentale. Si sarebbe trattato, secondo il premier di una sorta di “missione impossibile” vinta dal governo anche contro tutti coloro che avevano scommesso nella mancata riuscita dell’operazione.
Le strade sono tornate libere dalle 50.000 tonnellate di rifiuti che le ammorbavano, come ampiamente documentato dai servizi del TG5 che hanno mostrato più volte le riprese video di qualche mese fa con i sacchetti della spazzatura che sembravano essere dappertutto, messe a confronto con quelle di questi giorni che documentano strade linde e pulite ai bordi delle quali si possono notare i cassonetti disposti ordinatamente in fila con i coperchi chiusi.
Ora che la fase drammatica dell’emergenza come per incanto è terminata si deve provvedere, nelle intenzioni del Premier, alla messa a regime di tutto il sistema dei rifiuti che consiste nel costruire e mettere in funzione 4 inceneritori, che saranno finanziati con il denaro dei consumatori tramite i contributi Cip6, all’interno dei quali bruciare la spazzatura. Un’operazione, quella di costruire e rendere operativi i forni inceneritori, che dovrebbe essere portata a termine nel giro di tre anni, anche se Berlusconi da inguaribile ottimista ha dichiarato di sperare che ne possano bastare due, dopodiché le strade di Napoli, dice il Cavaliere, dovranno somigliare a quelle di Tokyo dove non si vede neppure un mozzicone di sigaretta.

Ogni italiano alla luce di questa “bella notizia” si trova giocoforza di fronte ad un dilemma che lo costringe a prendere posizione e domandarsi come sia stato possibile tutto ciò.
O il Cavaliere è dotato di poteri sovrannaturali che gli consentono di sovvertire le leggi della fisica e dilatare a piacimento lo spaziotempo, oppure siamo stati tutti presi in giro dal carrozzone della politica e dell’informazione che ci ha imboniti presentandoci come vero un ologramma preconfezionato, costruito per ottenere maggiori consensi elettorali ed il pieno appoggio dell’opinione pubblica nei confronti di un progetto tanto assurdo quanto anacronistico come quello di riempire la Campania di forni inceneritori.

La risposta ovviamente è retorica in quanto il Presidente del Consiglio nelle vesti di Harry Potter non sarebbe più credibile di quanto Tremonti lo sia in quelle di Robin Hood, ma come sono riusciti a raggirarci così abilmente da far si che la maggior parte di noi non si accorgesse di nulla?
Va considerato come l’intero ologramma sia parso convincente arrivando ad ottenere l’effetto desiderato, grazie ad un barbatrucco tanto semplice quanto geniale che ha consentito di costruire l’intera rappresentazione sulla base di un assioma indimostrato ma da tutti accettato come buono.
L’immondizia stava invadendo le strade di Napoli perché le discariche erano piene e non esistevano inceneritori.

In realtà si trattava di una pura menzogna creata fingendo d’ignorare il fatto che la raccolta della spazzatura e lo smaltimento della stessa rappresentano due fasi differenti della gestione dei rifiuti, la prima delle quali non deve necessariamente cessare di esistere anche qualora si manifestino serie problematiche nel portare avanti la seconda.
La monnezza ha invaso le strade di Napoli, creando l’emergenza che ha riempito per mesi le pagine dei giornali e gli schermi della TV, semplicemente perché qualcuno ha deciso che i camion compattatori non dovevano più andare a raccoglierla, scatenando di fatto il caos marcescente che tutti abbiamo avuto modo di ammirare. Se i camion avessero continuato a raccogliere la spazzatura destinata a trasformarsi in “ecoballe” magari ammonticchiate in depositi di fortuna come era accaduto fino ad allora, le strade di Napoli sarebbero comunque rimaste linde e pulite come le vediamo oggi, i “teppisti invisibili” non avrebbero avuto nulla da bruciare, i giornali non avrebbero potuto parlare dell’annientamento del turismo, Berlusconi non sarebbe stato giustificato a dichiarare Napoli una città ormai avulsa al conteso dell’occidente, i napoletani non si sarebbero ritrovati esasperati oltremisura dalla difficile convivenza con i cumuli di spazzatura maleodorante che invadevano le carreggiate.
A pensarci bene 58 giorni sono perfino troppi, anche per una persona normale, per compiere un miracolo che in fondo è consistito solamente nell’ordinare agli autisti di tornare nelle strade a raccogliere l’immondizia e l’unico vero miracolo consiste nel fatto che i media riescano ad ostentare serietà nel presentare come credibile la fine di una burla di questo genere.

martedì 15 luglio 2008

BUFALE IN DIRETTA SUL TG1

Marco Cedolin

Il TG1 delle 13,30 di martedì 15 luglio in un ampio servizio volto a magnificare l’attività della società Nuovo Trasporto Viaggiatori (NTV) creata da Montezemolo, Della Valle, Generali ed Intesa San Paolo per tentare di costruire profitto privato attraverso l’utilizzo delle infrastrutture per i treni ad alta velocità, attualmente in fase di costruzione e finanziate interamente per mezzo del denaro pubblico, ha fornito alcune informazioni fuorvianti ed altre totalmente false rendendo in questo modo un pessimo servizio ai telespettatori.

La società NTV, primo operatore privato ad alta velocità in Europa, è stata presentata nella veste del benefattore che investirà il proprio denaro nell’acquisto di 25 nuovi treni ad alta velocità e nella creazione di 1.500 nuovi posti di lavoro. In realtà la società facente capo a Montezemolo (così come il resto dell’imprenditoria privata) non ha investito un solo euro nella costruzione delle infrastrutture per il TAV che da 17 anni dissanguano le finanze pubbliche, ed è “scesa in campo” solamente oggi alettata dalla prospettiva di creare utile gestendo un servizio che potrà diventare economicamente produttivo alla luce del fatto che sono stati i cittadini a finanziare l’intera operazione. Così come NTV non creerà alcun nuovo posto di lavoro ma semplicemente sottrarrà alle FS parte del servizio di competenza (con tutta probabilità la parte più remunerativa) assorbendo un migliaio di lavoratori fra quelli che le Ferrovie si apprestano a lasciare a casa anche in funzione del disimpegno messo in atto dall’azienda per favorire i privati.

Il servizio del TG1, dopo avere sponsorizzato NTV anche per mezzo di una breve intervista a Montezemolo, ha poi vantato le meravigliose “qualità ecologiche” dei treni ad alta velocità, fingendo d’ignorare che tali supposte (e mai dimostrate) qualità sono legate esclusivamente al previsto utilizzo dell’infrastruttura per il trasporto delle merci che attualmente corrono sui TIR. Previsto ma finora mai messo in pratica dal momento che fino ad oggi sulle infrastrutture del TAV non è transitato un solo treno merci e chi si occuperà di gestire il servizio in futuro, come NTV, lo farà preoccupandosi esclusivamente dei passeggeri.

Il TG1 ha poi affermato in conclusione del servizio che NTV diventerà operativa a partire dal 2011 sulla tratta ad alta velocità Torino – Milano – Roma – Bari, una tratta virtuale che è stata presentata come reale ai telespettatori, pur allignando esclusivamente nella fantasia dei giornalisti Rai che maldestramente hanno confezionato la notizia.
Le uniche 3 tratte sulle quali attualmente corrono dei convogli passeggeri, in larga parte vuoti, a puro scopo dimostrativo data l’estrema esiguità dei percorsi del tutto inadatta ad esprimere le “doti” dei treni ad alta velocità, sono quella fra Settimo Torinese e Novara ( 85 km appena), fra Roma e Gricignano (circa 190 km) e fra Padova e Venezia (non facente parte del progetto originario) della lunghezza di soli 24 km.
Probabilmente nei prossimi anni ( forse nel 2009) perverrà alla conclusione la tratta Milano – Bologna, l’unica dove lo stato di avanzamento dei lavori è ormai giunto a buon punto. La tratta Bologna – Firenze è costituita da 70 km di gallerie prive del tunnel parallelo di soccorso dove i treni non potranno correre ad alta velocità ed i lavori per il complicatissimo sottoattraversamento di Firenze, destinati a durare parecchi anni non sono ancora neppure iniziati.
La tratta Roma – Napoli si ferma attualmente a Gricignano mancando l’ultimo troncone ed il relativo nodo del capoluogo partenopeo le cui date di completamento (attualmente 2009) vengono da tempo posticipate di anno in anno. Fra Napoli e Bari non esiste assolutamente nulla se non un protocollo d’intesa e qualche straccio di progetto preliminare concernente un’infrastruttura che nelle ipotesi più ottimistiche potrebbe vedere la luce fra una ventina di anni.
Pessime bufale dunque, tanto più gravi in quanto spacciate come verità dal principale canale della TV nazionale che sta sempre più specializzandosi nel produrre ottima disinformazione di bassa qualità.

PESSIMI GIORNALISTI MA OTTIMI PUBBLICITARI

Marco Cedolin

I confini fra il mondo dell’informazione giornalistica e quello della promozione pubblicitaria hanno continuato negli ultimi decenni a farsi sempre più labili, consentendo alla pubblicità di fagocitare con sempre maggiore avidità larga parte degli spazi deputati a produrre informazione.
Il lancio sul mercato del nuovo iPhone (leggasi cellulare) della Apple, magnificato da giorni nel corso dei telegiornali e sulle testate dei maggiori quotidiani, da parte di una folta schiera di giornalisti che si sono prodigati nel mettere in luce le mirabolanti qualità tecnologiche e la straordinaria filosofia che si cela all’interno di un apparecchio che a loro dire rivoluzionerà la vita degli italiani, ci ha permesso di constatare oggettivamente quanto in profondità gli spot pubblicitari abbiano ormai colonizzato ogni spazio informativo.

I telegiornali fotocopia di Rai e Mediaset, fra il “pastone” politico ed il resoconto dei fatti di cronaca più eclatanti non arrivano a dedicare all’informazione più di una dozzina di minuti, mentre l’intero quarto d’ora che segue è in realtà un’infinita sequela di spot pubblicitari mascherati, neppure troppo bene, sotto forma di notizia. Senza la canonica dicitura “messaggio promozionale” ed ovviamente senza “fattura” si pubblicizza ogni cosa, dall’ultimo cd della popstar di successo al nuovo film del regista emergente, dalla tournée del cantante famoso al libro dello scrittore intellettualmente impegnato e politicamente corretto, dall’ultima vettura nata in casa Fiat alla nuova collezione dello stilista di grido, dalle località sciistiche a quelle balneari, dal “melafonino” che ti cambierà la vita allo scooter che riscopre le tradizioni. Il tutto prendendo a pretesto analisi sociologiche costruite alla bisogna, episodi di cronaca privi di qualsiasi interesse, riflessioni di costume assolutamente pretestuose, valenze culturali di fantasia e qualunque altro escamotage possa dare un’improbabile veste di notizia a quelli che in realtà sono meramente messaggi finalizzati a veicolare una campagna pubblicitaria.

I quotidiani operano sulla stessa falsariga, potendo contare sulla compiacenza di un grande numero di giornalisti che si sono ormai specializzati nel produrre “articoli pubblicitari” estremamente documentati, dove lo spot viene spesso presentato sotto le mentite spoglie di uno scoop giornalistico sull’innovazione tecnologica, di una profonda analisi sociale, di un’attenta disamina dei mutamenti del costume. La notizia del varo della nuova nave di MSC crociere può così diventare una dettagliata presentazione delle mirabilie che i croceristi potranno trovare a bordo, l’analisi sociologica del rapporto che i giovani intrattengono con il mondo dei videogiochi uno spot per la nuova Playstation3, correlato dal racconto delle code chilometriche dei clienti in attesa davanti ai negozi in occasione della presentazione, una riflessione sul desiderio montante di tornare a consumare cibi naturali l’occasione per promuovere determinati ristoranti o cuochi, la disamina delle problematiche correlate ai mutamenti climatici può costituire il viatico per pubblicizzare questa o quella azienda automobilistica che si appresta a lanciare sul mercato un’auto ibrida e così via.
Nel solco di una pubblicità “selvaggia” ormai affrancatasi da ogni regola e da ogni logica, ed oltretutto esentasse, è così nata e sta proliferando sempre più una nuova generazione costituita da pessimi giornalisti che si manifestano però come ottimi pubblicitari destinati ad un fulgido futuro, dal momento che l’informazione, quella vera, sta scomparendo a grande velocità ormai sommersa dai messaggi promozionali molto più produttivi in termini economici.

giovedì 10 luglio 2008

ANTO' FA CALDO

Marco Cedolin

Mentre imperversa la canicola estiva che con il suo fiato arroventato rende difficile la vita di tutti quegli italiani che non hanno la fortuna di affollare le spiagge, dove molti ombrelloni si sussurra resteranno chiusi a causa del carovita, anche il circo mediatico e quello politico sembrano risentire degli effetti del solleone, proponendo con disarmante continuità notizie più scontate di quanto non lo siano gli abiti che troneggiano nelle vetrine dei saldi estivi e penosi siparietti fra mestieranti politici tanto sudaticci e irascibili da avere ormai perso ogni briciola di aplomb.

I prezzi salgono molto di più di quanto non accada ai salari, o se preferite i salari incrementano molto di meno di quanto non accada ai prezzi. La notizia viene ormai da alcuni mesi ripetuta come un mantra da tutti i giornali, rilanciata ora dall’armata Berlusconi, ora da Confindustria, ora dal governo ombra di Veltroni che è l’unico a godere di un po’ di frescura, ora dal Governatore di Bankitalia Draghi, ora dai sindacati, ora dal Papa, ora dal Presidente della Repubblica. Tutti d’accordo nel dire che si tratta di un grande problema in quanto oltre alla sopravvivenza dei lavoratori potrebbe compromettere la crescita del PIL, tutti d’accordo nell’affermare che occorre trovare una soluzione, tutti d’accordo nel suggerire ai cittadini di continuare a “stringere la cinghia” in quanto quella economica è una scienza complessa basata su algoritmi di difficile calcolazione e l’algido respiro dell’inverno arriverà certo prima di qualunque ipotesi di soluzione.

Silvio Berlusconi in Giappone per il G8, insieme agli altri suoi confratelli si è dilettato nel piantare alberelli che garantiranno al pianeta un futuro più “verde” e ha siglato l’intesa sul clima che prevede il dimezzamento delle emissioni entro il 2050. Tutti d’accordo i grandi della terra nell’affermare che per affrontare l’emergenza del riscaldamento globale occorre tagliare le emissioni al più presto. Tutti d’accordo anche nel siglare un accordo senza cifre né scadenze rimandando i dettagli dell’operazione che necessita di tempestività alla prossima Conferenza di Copenahgen del novembre 2009.
Intervistato poi in merito alla manifestazione dei girotondini a Roma contro di lui il Cavaliere ha glissato con estrema raffinatezza, affermando che della spazzatura si occupa già a Napoli e vista la maniera in cui il governo ha intenzione di affrontare l’emergenza rifiuti l’esternazione è parsa un chiaro monito a tutti i suoi oppositori che correranno il rischio di venire inceneriti o meglio “termovalorizzati” come sono soliti dire coloro che intendono mostrarsi profondi conoscitori dell’argomento.

La manifestazione NO CAV di Roma ha prodotto una tale ondata di strascichi e polemiche che nessuno sarebbe stato in grado di astrologare alla vigilia. Beppe Grillo ne è uscito dipinto come un “satana” che avrebbe osato proferire insulti osceni all’indirizzo di Napolitano, pur avendolo soltanto accusato di “dormire” sulle leggi vergogna, senza entrare peraltro nel merito di una presidenza fra le più scandalose che la Repubblica abbia mai conosciuto.
Sabina Guzzanti è balzata all’onore delle cronache per avere offeso volgarmente il Papa e la Carfagna. Il Santo Padre è stato prontamente difeso dalla Diocesi di Roma, il ministro Carfagna, teletrasportato qualche mese fa in Parlamento direttamente dal varietà televisivo, ha trovato un difensore d’eccezione nella persona del direttore di Liberazione Piero Sansonetti visibilmente sedotto dal fascino irresistibile delle show girl portate in dote dal Cavaliere.
Chi più di ogni altro ha dovuto subire i patimenti derivanti dal caldo è stato Antonio Di Pietro che volente o nolente è risultato essere il vero referente di una manifestazione così chiacchierata.
Walter Veltroni, visibilmente accaldato e indispettito per l’accaduto gli ha imposto un ultimatum: o stai con noi o stai con la piazza, lasciando sottendere che la piazza composta dai cittadini sia qualcosa di molto diverso dal Partito Democratico che quei cittadini avrebbe la pretesa di rappresentarli. Di Pietro, questa volta con molta lungimiranza, ha risposto che lui non accetta ricatti e comunque sceglie la piazza, Grillo e Travaglio, ben sapendo che i voti si raccolgono fra la gente, sempre che non si abbia le capacità creative di Veltroni che evidentemente intende praticare strade differenti.
Antò fa caldo, e potevi dargli ragione così la finivate lì, mentre invece la questione continuerà ad imperversare sui giornali anche nei prossimi giorni rendendo la temperatura percepita sempre più insostenibile.

domenica 6 luglio 2008

GALBANI VUOL DIRE FIDUCIA

Marco Cedolin

Sul sito web di Repubblica, in un ottimo articolo a firma Paolo Berizzi, vengono resi noti gli sconcertanti sviluppi di un’indagine partita nel 2006 e portata avanti dalla guardia di finanza di Cremona grazie a quelle intercettazioni che giornalmente vengono messe sotto accusa quasi si trattasse del più grande problema che affligge questo disgraziato Paese.Nonostante in Italia le frodi alimentari siano ormai all’ordine del giorno e cambiare il cartellino dei prodotti scaduti all’interno degli ipermercati stia diventando quasi una consuetudine, le dinamiche della truffa da parte che di quelli che Berizzi definisce giustamente “banditi della tavola” sono tali da riuscire a turbare profondamente non solo le persone deboli di stomaco.L’impresa criminale che faceva capo a 4 aziende con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen in Germania, tutte riconducibili all’imprenditore siciliano Domenico Russo, ed era punto di riferimento per marchi come Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del latte di Firenze, Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi ed altre multinazionali europee, operava anche grazie alla connivenza delle Asl di competenza riciclando con l’ausilio di molta creatività gli scarti di formaggio avariato che avrebbero dovuto essere smaltiti.Tali scarti, spesse volte forniti proprio dai grandi marchi di cui sopra, consistevano in formaggio avariato e putrefatto all’interno del quale si poteva trovare di tutto: vermi, escrementi di topi, pezzi di ferro, residui di plastica tritata, muffe ed inchiostro. Il materiale marcescente e maleodorante anziché venire smaltito subiva tutta una serie di lavorazioni che lo portavano a tornare sugli scaffali di discount ed ipermercati (spesso attraverso quegli stessi marchi che lo avevano venduto come rifiuto) sotto forma di sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, gorgonzola ed altre specialità casearie che venivano vendute come prodotti genuini ai consumatori.La truffa nell’ambito della quale il gruppo Lactalis Italia che controlla Galbani sembra avere pesantissime responsabilità, non ha coinvolto solo l’Italia ma si è sviluppata a livello europeo, arrivando a produrre la lavorazione di oltre 11.000 tonnellate di formaggio avariato a fronte di un business economico di enormi proporzioni. Decine risultano essere le persone indagate e denunciate per un’attività criminale che oltre a produrre profondo disgusto ha determinato pesantissimi rischi per la salute pubblica.Come ultima nota disarmante in questa scioccante vicenda va sottolineato il fatto che gli impiegati e gli operai delle ditte incriminate hanno verbalizzato di essere a conoscenza della situazione ma si sono guardati bene dal renderla pubblica, molto probabilmente per non rischiare di mettere a repentaglio il proprio posto di lavoro.Riesce difficile chiamare “progresso” la costruzione di una società all’interno della quale si corre il rischio di mangiare inconsapevolmente poltiglia marcescente per compiacere le multinazionali e ci si trova “costretti” a diventare complici di una banda criminale che avvelena i nostri simili per “mantenere” uno stipendio che ci consenta di sopravvivere un gradino sopra la soglia di povertà. Così come riesce difficile concepire un progresso che rischia di toglierci ogni dignità, anestetizzando la nostra natura umana e trasformandoci in ingranaggi della macchina di produzione e tubi digerenti di un consumo che tende a farsi sempre più escrementizio.

Link all'articolo di Paolo Berizzi: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/formaggi-truffa/formaggi-truffa/formaggi-truffa.html

giovedì 3 luglio 2008

HANNO IL CORAGGIO DI CHIAMARLO DIALOGO

Marco Cedolin

Il giorno dopo la stipula dell’accordo sul “nuovo TAV” in Val di Susa, l’intero circo mediatico ha presentato l’intesa raggiunta come una grande vittoria della linea del dialogo e della condivisione, ottenuta nell’ambito dell’Osservatorio presieduto da Mario Virano, che non ha esitato a proporsi come il precursore di un nuovo metodo di “concertazione” in grado di sbloccare tutte le grandi opere attualmente in fase di stallo a causa dell’opposizione dei cittadini.
Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli si è detto felice perché ha trionfato la linea del dialogo, la presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso ha parlato di vittoria delle soluzioni largamente condivise, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha lodato Virano per le sue capacità di dialogo e così ha fatto la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Perfino gli ambientalisti in quota PD di Legambiente, nel cui direttivo siede Antonio Ferrentino che insieme a Virano è fra i maggiori artefici dell’accordo, hanno espresso soddisfazione per la firma dell’intesa che “consentirà di realizzare qualcosa di veramente utile condiviso con il territorio”.

Leggendo i giornali e guardando la TV si sarebbe perciò indotti a pensare che il nuovo TAV sia nato attraverso il confronto ed il dialogo con la popolazione interessata dall’opera, che avrebbe condiviso se non il progetto perlomeno il metodo con il quale lo stesso sarà portato avanti.
Per quanto alla luce delle dichiarazioni possa sembrare singolare, in realtà non è accaduto nulla di tutto ciò e quella che viene celebrata come una vittoria del dialogo e della condivisione è stata solamente una squallida “campagna acquisti” finalizzata ad ottenere l’acquiescenza dei sindaci valsusini, terminata con il loro completo asservimento alla consorteria del cemento e del tondino.

I cittadini della Valle di Susa nel corso di 2 anni e mezzo non hanno dialogato con nessuno (nemmeno più con i propri sindaci) e non hanno potuto condividere assolutamente nulla, dal momento che sono stati esautorati dalla partecipazione in tutte le sedi all’interno delle quali si è svolta la concertazione.
L’Osservatorio Virano altro non è stato se non un consesso blindato dai cui “cancelli” la popolazione è stata tenuta fuori con l’ausilio delle forze dell’ordine e perfino i quaderni da esso prodotti sono stati per lungo tempo nascosti alla vista dei cittadini.
La linea di condotta degli amministratori è stata decisa nel corso di numerose conferenze dei sindaci, rigorosamente a porte chiuse perfino per i giornalisti e le decisioni sono state prese dai sindaci stessi in maniera unilaterale senza alcuna convocazione dei consigli comunali.
Ferrentino e gli altri amministratori si sono sempre rifiutati di condividere con la popolazione ciò che avrebbero detto a Palazzo Chigi prima di ogni convocazione a Roma al tavolo del governo.
Nessun progetto di grande opera in Italia è stato portato avanti nell’oscuro delle stanze del potere, senza alcuna trasparenza e la minima interfaccia con i cittadini (sistematicamente respinti dalle forze dell’ordine quasi si trattasse di criminali) come accaduto con il nuovo TAV partorito dall’Osservatorio Virano e nonostante questa sia la triste realtà una siffatta operazione indecente viene celebrata come la vittoria della filosofia del dialogo e della condivisione.
Dialogo e condivisione con chi, dal momento che si è trattato di un soliloquio ordito nel buio delle stanze blindate?

mercoledì 2 luglio 2008

ARCHITETTI STAR PER LE FERROVIE

Marco Cedolin

L’amministratore delegato delle Ferrovie di Stato Mario Moretti, a margine della conferenza organizzata da Fs sul tema della mobilità durante il Congresso mondiale dell'architettura in corso a Torino ha annunciato che sarà il famoso architetto giapponese Arata Isozaki, già progettista del Palahockey olimpico del capoluogo piemontese, a progettare la nuova stazione ferroviaria di Bologna.
La scelta si rivela in perfetta sintonia con la nuova filosofia delle ferrovie italiane che nonostante si trovino (secondo le parole di qualche settimana fa dello stesso Moretti) sull’orlo del fallimento e si vedano costrette a tagliare sempre più corse, con il risultato di rendere la vita dei pendolari una triste via crucis, hanno deciso di assoldare una vera e propria schiera di “architetti star” non proprio a buon mercato per disegnare le nuove grandi stazioni dell’alta velocità.

Se Arata Isozaki si occuperà infatti di Bologna, l'anglo-irachena Zaha Hadid sarà l’artefice della nuova stazione TAV di Afragola (Napoli) del costo previsto di 61 milioni di euro e Sir Norman Foster di quella sotterranea di Firenze la cui previsione di costi è di 240 milioni di euro. Si tratterà di enormi investimenti in grandi opere dai contenuti tecnologici e stilistici fuori dal comune e dalle estremamente dubbie potenzialità di un ritorno economico soddisfacente, messi in atto confidando sul fatto che l’alta velocità ferroviaria sia in grado di produrre volumi di traffico in linea con le ottimistiche previsioni attraverso le quali il TAV italiano è stato sponsorizzato.

I viaggiatori italiani, l’80% dei quali è costituito da pendolari, si staranno domandando per quale bizzarra ragione l’ing. Moretti abbia deciso di dissipare ingenti risorse delle sempre più dissestate casse delle Ferrovie, ingaggiando architetti di grido per la progettazione di costosissime stazioni fantascientifiche, mentre al contempo l’azienda da lui amministrata che ha licenziato negli ultimi 8 anni 20.000 lavoratori e si appresta a buttarne in mezzo alla strada altri 10.000 entro il 2011,
non riesce più a garantire un servizio al limite della decenza. Ma in Italia le cose funzionano così ed i cortocircuiti logici sono ormai diventati una regola, in un Paese dove si continua a mistificare la realtà fino al punto da raccontare che sulle nuove infrastrutture per il TAV oltre ai passeggeri correranno anche le merci, contrariamente a quello che avviene in tutto il resto del mondo.