lunedì 7 agosto 2017

Un chip nella tua mano

Marco Cedolin

Avevamo analizzato in un articolo di alcuni anni fa il mondo della tecnologia Rfid, le sue potenzialità ed il suo tanto progressivo quanto silenzioso ingresso nelle nostre vite.
L'inserimento di chip sottocute per svolgere uno svariato numero di funzioni è ormai da tempo una realtà in continua evoluzione, ma sembra ancora lontano dal dilagare nella società, grazie alla riluttanza della maggioranza della popolazione a subire innesti all'interno del proprio corpo e al fatto che chi propone questo tipo di tecnologia non ha ancora deciso di usare in maniera concreta il ricatto occupazionale, l'unica arma veramente in grado di farlo diventare un fenomeno di massa....


Un piccolo passo in questo senso sembra lo stia facendo la compagnia del Wisconsin Three Square Market, un' azienda che disegna software per i locali all’interno degli uffici dove gli impiegati vanno nei momenti di pausa.

Il primo di agosto quasi tutti i suoi 50 dipendenti (naturalmente su base volontaria) sono stati invitati ad un "chip party" durante il quale oltre a gozzovigliare con un menù a base di quegli snack che l'azienda distribuisce nelle macchinette, riceveranno un microchip che verrà impiantato nello spazio sopra al palmo della mano che sta fra il pollice e l’indice.

Il chip, prodotto dalla BioHax International, azienda svedese specializzata in sensori biometrici, sarà grande come un chicco di riso, costa 300 dollari e usa la tecnologia Rfid. Servirà per "timbrare il cartellino", aprire la porta dell'ufficio, accendere il computer e naturalmente acquistare gli snack all'interno dei distributori automatici.

Il ceo dell'azienda, che diventerà la prima compagnia americana ad adottare questa tecnologia, assicura che il chip non permetterà di seguire gli spostamenti dei dipendenti, non essendo munito di tecnologia gps e che la privacy sarà tutelata dal momento che le informazioni in esso contenute risultano criptate. E non esiste motivo di dubitare delle sue parole, così come del fatto che i dipendenti abbiano aderito su base volontaria, anche se diventa difficile immaginare la prospettiva di una fulgida carriera qualora si decida di non sposare quella che è la filosofia dell'azienda.

Resta il fatto che il chicco di riso in questione può contenere informazioni di qualsiasi tipo, da quelle bancarie a quelle sanitarie e, qualora munito di gps, permette senza alcun problema il tracciamento dei movimenti del soggetto che porta l'impianto, l'ascolto delle sue conversazioni e molto altro ancora.
Fortunatamente i pensieri più reconditi restano ancora un'isola incontaminata, ma in quell'ambito anticipando ogni chip stanno lavorando con solerzia Fiano e la Boldrini.

3 commenti:

Marco ha detto...

assolutamente non daccordo su queste "tecnologie", con la scusa della sicurezza e ora il ricatto aziendale, sempre più si stanno infilando totalmente nelle nostre vite, che di privato non hanno più nulla,,,,
Marco Cedolin, mi sono permesso di rebloggare qualche tuo articolo sul mio neo-nato blog, e ho messo anche il link al tuo blog dei siti che seguo, questo perchè sempre più credo nella estrema diffusione, con ogni mezzo, dell'informazione, quella vera.
cordiali saluti
Marco.

https://nonfake.blogspot.it

marco cedolin ha detto...

Caro Marco, ti ringrazio e complimenti per il tuo lavoro di diffusione dell'informazione. Ho inserito anche io il tuo nuovo blog fra gli amici del corrosivo ;-)

Marco ha detto...

grazie di avermi inserito, Marco, continuiamo cosi, è soprattutto per persone come te, come la Perucchietti, come Foa, come Giulietto Chiesa, e come tutti coloro che si battono ogni giorno per far sapere alla gente, (naturalmente a coloro che lo vogliono e si impegnano ad informarsi davvero), che io ho fiducia che almeno una parte dell'umanità, cosi schiacciata dai poteri forti, possa un giorno , risorgere da quell'oblio idiota in cui cercano con tutti i mezzi di tenerci.
un abbraccio e buon lavoro !