mercoledì 20 maggio 2009

FA MALE L'ACQUA DEL RUBINETTO?


Marco Cedolin
Pubblicato su Terranauta

I risultati delle analisi compiute dall’Università di Napoli Federico II, sulla qualità dell’acqua che esce dai rubinetti delle case degli italiani, sono senza dubbio tali da destare un certo allarme ed imporre tutta una serie di riflessioni.
Stando alle parole di Massimiliano Imperato che ha coordinato lo studio nel quale è stata analizzata l’acqua che esce dai rubinetti (circa 20 abitazioni campione per città) in 50 città italiane facenti parte di 17 regioni, fra cui grandi centri come Milano, Torino, Napoli, Roma, Venezia, Bari, Grosseto, Firenze, Pavia, Vercelli, Novara, Bolo­gna, Genova, circa il 25% dei campioni prelevati mostrano inquinamento di natura chimica e microbiologica.
Gli elementi di contaminazione chimica sono costituiti per la maggior parte da trialometani (cloroformio) e da composti organoalogenati (trielina ed altri) che risultano essere sottoprodotti della clorazione dell’acqua, ma sono state riscontrate anche tracce di sostanze medicinali quali antibiotici, ansiolitici, an­ti- infiammatori che hanno evidentemente superato i depuratori . Mentre i contaminanti di origine microbiologica risultano essere per lo più colibatteri.

Se le conseguenze sulla salute umana determinate dalla presenza dei colibatteri preoccupano relativamente poco, altrettanto non si può dire degli agenti chimici e dei composti che possono venirsi a creare attraverso l’interazione di vari elementi. In questo caso infatti, soprattutto a fronte di un’assunzione prolungata dell’acqua contaminata, può aumentare il rischio di cancro alla prostata, ala vescica e al retto e verificarsi una tossicità a carico del fegato e dei reni.

I risultati delle analisi dell’Università di Napoli ingenerano senza dubbio una certa confusione all’interno della galassia ambientalista, da tempo impegnata ad incoraggiare anche negli asili e nelle scuole l’uso dell’acqua del rubinetto, per combattere “l’industria” delle acque minerali imbottigliate, che contribuisce pesantemente ad incrementare l’inquinamento (imbottigliamento, trasporto ecc.) e la produzione di rifiuti sotto forma delle bottiglie di plastica. Viene spontaneo domandarsi se quello dato finora fosse un consiglio “giusto”, alla luce del fatto che l’acqua di alcuni rubinetti potrebbe risultare nociva per la salute.

Riguardo all’impatto ambientale ed al consumo di risorse indotto dall’industria dell’acqua imbottigliata non possono assolutamente esistere dubbi, ragione per cui è impossibile prescindere dall’incoraggiare, come fatto finora, l’utilizzo dell’acqua del rubinetto. I risultati delle analisi del Federico II devono però indurre con altrettanta fermezza a pretendere una capillare serie di controlli da effettuarsi (come suggerisce lo stesso Imperato) al rubinetto e non a monte, una revisione delle leggi concernenti le dosi minime di agenti inquinanti consentiti nell’acqua (in genere troppo permissive) e un generale ripensamento del modo in cui le acque spesso vengono depurate attraverso l’uso massiccio della clorazione.In sostanza la battaglia in favore dell’acqua del rubinetto non può prescindere da quella per garantire la sua qualità e su questo fronte finora si è fatto sicuramente troppo poco.

2 commenti:

Anteo ha detto...

Il lavoro presentato dall?universita di Napoli l'ho letto.
a) il campione è decisamente esiguo.
b) Non è fatto cenno se i test sono stati ripetuti nel caso di valori positivi
c) Quando ci sono stati valori fuori norma, non è stato fatto nulla per individuare la causa
d) Vi è confusione nel determinare la percentuale di contaminazione "fecale"
e)Se fosse vero quanto affermano questi signori, professori universitari nonchè facenti parti del Centro Europeo Ricerca Acque Minerali, in Italia saremmo in continua emergenza da malattie gastro-intestinali.
Vale la pena di ricordare che l'articolista che più volte ha fatto uscire articoli in proposito sul CdS ha appena scritto un "atlante delle acque minerali" sponsorizzato dalla Nestlè ( S.pellegrino...)

marco cedolin ha detto...

Grazie Anteo per le informazioni che porti.
In effetti esistono alcune incongruenze in merito a questo studio, così come lascia perplessi il fatto che i professori che lo hanno compiuto e perfino l'articolista del CdS che lo ha sponsorizzato (interessante notizia che mi hai dato tu)siano in varia misura legati all'industria delle acque minerali.

Ciò non toglie naturalmente, e credo converrai con me, che sarebbe buona cosa operare controlli più seri a livello del rubinetto (soprattutto per quanto concerne l'inquinamento chimico derivante dalla clorazione)al fine di potere sponsorizzare ancora con più entusiasmo l'acqua del rubinetto a detrimento di quella in bottiglia di plastica.