Marco Cedolin
Che in tema di rifiuti la classe dirigente italiana ignori perfino le nozioni più elementari è ormai cosa consaputa, per prenderne coscienza basta osservare i politici nostrani che ogni qualvolta sono costretti ad argomentare sulla questione iniziano a farfugliare cose senza senso con sul viso dipinta un’espressione beota, sulla falsariga dell’ormai “mitica” apparizione a Matrix dell’ex ministro Gasparri.
Ne consegue che in merito alla disastrosa situazione dei rifiuti napoletani, da essi stessi creata, non sappiano davvero che pesci pigliare e Silvio Berlusconi annaspi affannosamente come prima di lui aveva fatto Romano Prodi, con l’unica differenza che i mesi continuano a passare ed il nuovo governo sembra stia iniziando a perdere ogni coordinata, fino al punto da confondere la creazione di una corretta gestione della spazzatura (come avviene in tutto il mondo) con la preparazione di una missione di guerra in Afghanistan o in Iraq, magari condita da risvolti spionistici che ricordano gli anni della guerra fredda.
Il supercommissario Gianni De Gennaro si è ormai sgonfiato come un vecchio canotto, dopo avere preso coscienza del fatto che avvelenare la gente ormai consapevole degli effetti del veleno è pratica molto più difficile e sottile di quanto non lo sia farla manganellare a sua insaputa mentre sta manifestando e sembra ormai prossima la sua destituzione. Ritornerà probabilmente in sella l’immarcescibile Guido Bertolaso, che in tema di rifiuti non ha mai risolto nulla, però vanta ormai grande esperienza nella difesa dei profitti di quei “poteri forti” che nei rifiuti sguazzano a meraviglia, quasi si trattasse delle piscine adagiate nei giardini delle loro ville che proprio i rifiuti hanno contribuito a costruire.
Nel nuovo “piano” di Berlusconi, che ancora non ha compreso se il nemico da combattere sia costituito dai rifiuti o dai napoletani, sembra sarà contemplato l’uso dell’esercito che dovrebbe secondo le parole del Corriere Della Sera “gestire problemi di ordine pubblico, prevenire situazioni critiche come quelle che si stanno nuovamente acuendo, ma soprattutto partecipare direttamente al trasferimento dell'immondizia nelle discariche, bypassando posti di blocco e proteggendo uno dei profili nuovi delle possibili misure”
Proprio codesto “profilo” sembra sarà uno degli assi nella manica sfoderati dal Cavaliere che avrebbe intenzione di secretare la scelta, la destinazione e le procedure di gestione dei nuovi siti adibiti a discarica dei rifiuti. L’idea potrebbe anche funzionare ma bisognerebbe spiegargli che non è sua né tanto meno originale, dal momento che si tratta della pratica che la camorra sta portando avanti da decenni senza neppure avere bisogno dell’aiuto dell’esercito.
Sempre nel solco della stessa filosofia “camorrista” il Silvio nazionale sembra abbia anche intenzione di eliminare per mezzo di un decreto legge le procedure burocratiche per la progettazione e la costruzione di nuovi inceneritori che il Corriere, dando ennesimo sfoggio dell’incompetenza dei pennivendoli che concorrono alla sua stesura, si ostina a definire “termovalorizzatori” facendo ricorso ad un termine inesistente sia nel lemmario italiano che in quello scientifico. Idea questa forse un poco più originale, ma assai pericolosa, perché quelle che vengono liquidate superficialmente come “procedure burocratiche” sono in larga parte norme costruite per salvaguardare la salute dei cittadini e l’integrità dell’ambiente e farne carta straccia con l’ausilio di un decreto è un modo di agire molto simile a quello della camorra che ha sempre operato in spregio di quelle stesse norme come ora il governo intende fare “legalmente”.
Nei giorni scorsi Berlusconi aveva definito il problema dei rifiuti di Napoli molto più difficile da risolvere rispetto a quello di Alitalia e di questo non c’è da stupirsi dal momento che la classe politica con le speculazioni di borsa e gli intrighi societari ha grande dimestichezza, mentre sembra non avere la benché minima idea di come andrebbero smaltiti correttamente i rifiuti.
Anziché mobilitare l’esercito non sarebbe meglio iniziare a costruire la raccolta differenziata e mobilitare un esercito di spazzini, dal momento che oltretutto le scope ed i compattatori sembrano più adatti allo scopo di quanto non lo siano i fucili ed i carri armati che sono in genere destinati ad altri tipi di “pulizie”?
Anziché costruire discariche segrete come quelle della camorra ed inceneritori illegali legalizzati non sarebbe forse meglio iniziare a praticare il riciclaggio ed il riutilizzo, approfittando dei finanziamenti miliardari che cadranno a pioggia sulla regione per costruire una realtà virtuosa che costituisca un esempio per tutto il resto d’Italia? Basterebbe semplicemente copiare gli esempi che ci vengono dall’estero, da città come San Francisco, Edmonton, Perth, anziché copiare quelli fin troppo italiani che ci vengono dalla camorra.
domenica 18 maggio 2008
PER I RIFIUTI DI NAPOLI E' PRONTO IL METODO CAMORRA
martedì 13 maggio 2008
Terremoto in Cina, trema la diga delle Tre Gole
Marco Cedolin
Le conseguenze del disastroso terremoto, di magnitudo 7,8 gradi della scala Richter che ha devastato il sud ovest della Cina non sono ancora conosciute nella loro interezza.
Il panorama tratteggiato dalle prime notizie che arrivano dalla regione racconta un’ecatombe di proporzioni immense che sembra continuare ad aggravarsi con il passare delle ore.
Oltre 8700 morti e 10.000 feriti nella sola provincia di Sichuan dove è stato individuato l’epicentro del sisma. Almeno 900 studenti sono stati sepolti nel crollo di un liceo di Dujiangyan, altri 8 edifici scolastici sono crollati seppellendo gli studenti, due importanti impianti chimici nello Shifang sono rovinati al suolo travolgendo centinaia di dipendenti e liberando nell’ambiente 80 tonnellate di ammoniaca.
Un’area di 1,3 milioni di chilometri quadrati, popolata da circa 180 milioni di persone, (un decimo dell’intera popolazione cinese) altamente antropizzata e ricca d’infrastrutture industriali e civili è stata pesantemente colpita dal movimento tellurico, scoprendosi estremamente vulnerabile anche in virtù della presenza di un grandissimo numero d’impianti ed opere ad altissimo rischio nell’eventualità di una catastrofe naturale.
La diga delle Tre Gole, soprannominata “la Grande Muraglia” del terzo millennio, inaugurata nel mese di giugno 2006 ma ancora in fase di completamento, che sbarra il flusso del fiume Yangtze
nella provincia dello Hubei, non lontana dall’epicentro del sisma, sembra non abbia subito gravi conseguenze a fronte del movimento tellurico e se confermata si tratterà di una notizia estremamente confortante, in quanto nel caso l’infrastruttura fosse stata lesionata le conseguenze avrebbero potuto rivelarsi catastrofiche.
La diga è infatti collocata sopra ad una faglia ed è pertanto soggetta ad un grave rischio sismico. Rischio che secondo gli esperti sismologici potrebbe essere amplificato dall’enorme peso dell’invaso che sarebbe in grado di alterare gli equilibri geostatici dell’intera regione, aumentando il pericolo di devastanti terremoti.
Già il 20 novembre del 2005 una scossa di terremoto di grado Richter 5,7 aveva colpito la regione dello Jiangxi dove sorge la diga causando 15 vittime e la distruzione di migliaia di case.
Numerosi esperti internazionali hanno a più riprese sollevato pesanti interrogativi riguardo all’eventualità che un’opera ciclopica come la diga delle Tre Gole, con un invaso di 1084 kmq della lunghezza di oltre 600 km possa essere in grado di compromettere gli equilibri di un’area già ad alto rischio sismico, mettendo oltretutto in evidenza come nel malaugurato caso di un cedimento strutturale dell’immensa diga si determinerebbe un disastro di proporzioni gigantesche, superiori a quelle di un bombardamento nucleare, in grado di portare alla morte oltre 100 milioni di persone.
mercoledì 7 maggio 2008
DECRESCITA O IMPOVERIMENTO?
Marco Cedolin
La stima dell’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) resa nota oggi mette in evidenza un calo dei consumi dello 0,7% nel primo trimestre del 2008, mentre lo scorso mese di marzo registra un –1,7% rispetto al marzo 2007. I risultati di un’indagine condotta dal Dipartimento di sociologia economica dell’Università di Messina, pubblicati su Repubblica, raccontano di “un’inflazione reale” più che raddoppiata nel corso degli ultimi 4 anni.
Come conseguenza di una situazione sempre più drammatica, in questa Italia che anziché rialzarsi, secondo i dettami degli spot elettorali, sta affossandosi sempre più sulle ginocchia, le famiglie italiane in crescente difficoltà stanno cambiando le proprie abitudini. Ripiegano per i propri acquisti sui negozi cinesi (soprattutto per quanto concerne l’abbigliamento) e scelgono prodotti di scarsa qualità, fanno scorte alimentari seguendo le offerte promozionali dei discount e coltivano il pezzo di terreno ricevuto in eredità dal nonno per avere frutta e verdura di buona qualità a basso costo.
Molte volte quando scrivo o parlo di decrescita, qualcuno di fronte al progressivo impoverimento delle famiglie italiane sottolinea che la decrescita è già in atto e non si tratta in fondo di una gran bella cosa. Confondere l’impoverimento con la decrescita è un atteggiamento abbastanza comune e tutto sommato comprensibile per chi non abbia approfondito l’argomento ma rischia di creare una confusione di fondo in grado di far perdere ogni coordinata.
L’impoverimento e la decrescita non hanno nulla in comune, anche se una delle tante risultanti di entrambe le situazioni può essere costituita dal ritornare a coltivare l’orticello ereditato dal nonno, pratica comunque virtuosa in sé a prescindere dalle motivazioni che hanno indotto la scelta.
L’impoverimento è una situazione imposta dalla congiuntura economica che determina un decadimento del benessere individuale. L’impoverito è costretto ad acquistare merci a basso costo di qualità scadente, importate da paesi a migliaia di km di distanza. L’impoverito deve basare la propria alimentazione sulle offerte promozionali dei discount, a fronte di viaggi in auto alla ricerca della promozione più alettante e di prodotti che spesso arrivano da molto lontano, dalle dubbie qualità sia sotto l’aspetto organolettico sia dal punto di vista nutrizionale. L’impoverito è costretto ad operare delle rinunce che mettono a repentaglio il suo benessere e la qualità della sua vita, solamente al fine di ottenere un risparmio monetario che possa permettergli di sopravvivere.
La decrescita (a prescindere dal fatto che si tratti di quella teorizzata da Serge Latouche o di quella “felice” praticata da Maurizio Pallante) non mira a diminuire il benessere delle persone, ma al contrario si propone di migliorarlo ed accrescere la qualità di vita dell’individuo.
La decrescita non passa attraverso l’impoverimento, tenta semplicemente di ridurre la dipendenza delle persone dall’economia rendendole più libere ed autosufficienti senza deprivarle assolutamente del loro benessere.
La decrescita pretende la ristrutturazione degli edifici in funzione del loro rendimento energetico, creando in questo modo posti di lavoro e risparmi dei consumi. La decrescita persegue il miglioramento della rete di distribuzione dell’energia, un miglioramento in grado di creare occupazione e taglio degli sprechi energetici. La decrescita privilegia la filiera corta ed i prodotti locali in un’ottica di ridotta movimentazione delle merci, risparmio economico e miglioramento della qualità degli stessi. La decrescita non mira a ridurre il potere di acquisto dei salari ma al contrario intende integrarlo attraverso l’autoproduzione, lo scambio ed il dono che permettono di ridurre il numero di beni dei quali è necessario l’acquisto sotto forma di merci. La decrescita si oppone alla società globalizzata dove persone sempre più povere sono costrette ad acquistare merci sempre più povere (il cui costo è determinato in larga parte dal loro trasporto inquinante per migliaia di km) e propone una società a misura d’uomo dove sia possibile riscoprire il senso della comunità, ricostruire rapporti conviviali, privilegiare la qualità alla quantità ed al gigantismo. La decrescita vuole ridare un senso al lavoro interpretandolo come valorizzazione delle qualità dell’individuo, del suo estro e della sua creatività finalizzato a “creare” qualcosa di utile, in netta contrapposizione con lo svilimento attuale del mondo del lavoro, costituito in larga parte da pratiche ripetitive e meccaniche di scarsa utilità (i call center rappresentano un esempio su tutti) in grado di produrre solo alienazione e salari insufficienti a garantire una sopravvivenza dignitosa.
L’impoverimento rappresenta semplicemente il futuro di un modello di sviluppo basato sulla crescita infinita dei consumi che nel momento in cui i consumi cessano di crescere inizia a creare esclusione sociale e precarietà, esattamente il contrario della decrescita che si muove per evitare che tutto ciò accada.
lunedì 5 maggio 2008
ROSSE? NO, VERDI DOLLARO
Intervista di Alessio Mannino tratta dal settimanale Vicenza Più.
La Ccc di Bologna e la Cmc di Ravenna hanno vinto l’appalto per la costruzione della base Usa al
Dal Molin: una commessa da 245 milioni di euro. Che le cosiddette“coop rosse” facciano affari d’oro con quelli che un tempo venivano chiamati amerikani non è certo una novità. La Ccc è già presente ad Aviano e a Sigonella, la Cmc nell’ampliamento della base di Sigonella, mentre la Cmr di Filo d’Argenta è titolare della manutenzione parziale di Aviano (dove ha costruito vari edifici civili) e Vicenza, e quella totale per Livorno. “Costruiremo alloggi e non strutture di guerra”, è stata la posizione resa nota da Piero Collina, presidente della Ccc.
Ne abbiamo parlato con uno studioso fuori dagli schemi, uno, per intenderci, che non è legato a
nessuna consorteria, né di destra né di sinistra.
Marco Cedolin, orgoglioso abitante della Val Susa del No Tav (ha pubblicato per i tipi di Arianna Editrice Tav in Val di Susa. Un buio tunnel nella
democrazia), da pochi giorni in libreria con Grandi Opere. Le infrastrutture dell’Assurdo, una documentata denuncia degli intrecci fra interessi economici e potere politico e un’analisi ispirata ai princìpi della decrescita (felice, al cui movimento partecipa assieme a Maurizio Pallante).
What’s etica?
L’insediamento statunitense ospiterà truppe impiegate in teatri di guerra come quello irakeno. Ma secondo Cedolin, porre il problema di una presunta ‘eticità’ di aziende legate al mondo cooperativo di sinistra è fuorviante. Perché di scrupoli, le coop, non se ne fanno più da un pezzo. “Pur trattandosi di società cooperative, non mi risulta siano mai state poste motivazioni etiche alla base delle scelte operative, che sono sempre state compiute in maniera estremamente spregiudicata con il solo scopo della massimizzazione dei profitti. Nell’inverno 2005 la Cmc, general contractor preposto allo scavo del tunnel di Venaus per il Tav in Valle di Susa, si guardò bene dal rinunciare all’appalto di 84 milioni di euro nonostante il tentativo di costruzione dell’opera venisse portato avanti attraverso l’uso della violenza e la militarizzazione di un intero territorio.”
Integrate nel sistema“
Costruiremo alloggi e non strutture di guerra”, è stata la posizione resa nota da Piero Collina, presidente della Ccc.
“La posizione di Collina è quella di chi cerca di nascondersi dietro al proprio dito” replica Cedolin. “Affermare una cosa del genere mentre ci si appresta ad edificare una base militare è un po’ come volersi accreditare di valori etici che in realtà non esistono mentre si collabora alla costruzione di un aereo da guerra, per il solo fatto di produrre per l’apparecchio l’orizzonte artificiale e non il sistema di puntamento. La scelta di produrre l’aereo da guerra è già di per sé eticamente inaccettabile".
Le due cooperative rosse si sono difese dagli attacchi di chi li accusa di lucrare sulle guerre Usa dicendo che sono imprese e come tali si comportano. Quali sono le altre grandi opere in cui sono coinvolte?
“Oltre al già citato ampliamento della base di Sigonella la Cmc ha operato in qualità di general contractor nella costruzione di molte tratte Tav, fra le quali la tratta Bologna–Firenze dove, facendo parte del consorzio Cavet insieme ad Impregilo e Fiat Engineering, risulta imputata in un processo per devastazione ambientale, in quanto i lavori di scavo delle gallerie prosciugarono le sorgenti e inquinarono il territorio con fanghi contenenti oli minerali. Negli anni ‘90 costruì parte della metropolitana milanese. Nel 1998 partecipò al consorzio italo–colombiano Impregilo– Minciviles per la costruzione della centrale idroelettrica Porce, che non fu portata a termine e determinò un contenzioso giudiziario per inadempimento contrattuale. Nel 2004 si aggiudicò il primo lotto della Salerno–Reggio Calabria per 678 milioni di euro senza rispettare il termine dei lavori previsto. La Ccc ha collaborato nella costruzione delle tratte per l’alta velocità ferroviaria e si è aggiudicata sostanziosi appalti nell’ambito delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, dove ha costruito i trampolini per il salto di Pragelato, il secondo lotto della pista da bob di Cesana e parte del villaggio olimpico di Torino. Ha inoltre costruito varie infrastrutture dell’aeroporto L. Da Vinci e della stazione di Roma Termini.
Pci-Pd
Una volta erano legate al Partito Comunista. Oggi, si dice, al suo erede, il Partito Democratico. Eppure sostengono di non essere imprese ‘di regime’. Come la mettiamo?
“La storia delle cooperative ‘rosse’ dal dopoguerra in poi è sempre stata legata a doppio filo con quella del Pci, attraverso un fittissimo interscambio di rapporti clientelari. Oggi larga parte dei referenti delle cooperative rosse fanno parte dell’attuale Pd e non potrebbero fare a meno di guardare loro con occhio di favore. Il loro imponente peso specifico ha reso comunque possibili
ottimi rapporti anche con il passato governo di centrodestra”.
Trasversali quand’è ora di profitti, dunque. Il già citato Collina ha sostenuto che ci sarà un indotto (tema caro all’ex sindaco di centrodestra Enrico Hullweck e all’attuale capolista del Pd in Veneto, Massimo Calearo) anche per le aziende vicentine, grazie ai subappalti.
Cedolin non ci crede:
"La costruzione delle grandi opere generalmente determina uno scarsissimo ritorno economico in ambito locale, in quanto il ricorso alla manodopera locale è estremamente contenuto e limitato
alle mansioni di rango più basso scarsamente remunerate. I subappalti non riguarderanno necessariamente aziende vicentine, saranno ‘al ribasso’ e coinvolgeranno probabilmente in larga parte manodopera costituita da immigrati assunti in maniera irregolare, così come avvenuto per le Olimpiadi di Torino 2006".
Il colore dei soldi
Insomma, è proprio finita (semmai è esistita) quella ‘superiorità morale’ vantata dalla sinistra di berlingueriana memoria. Ha detto Oscar Mancini, segretario vicentino della Cgil: “E’ lontana l’epoca in cui le coop erano fortemente motivate sul piano etico. Rosse? No, stinte”.
Cedolin concorda:
Il pensiero di Oscar Mancini credo sia sostanzialmente corretto. Non ritengo che le coop siano mai state così fortemente motivate sul piano etico, ma sicuramente a prescindere dalla misura
in cui lo siano state nel tempo, oggi non lo sono più. Cooperative come Cmc e Ccc si comportano esattamente alla stessa stregua di qualunque grande azienda di costruzioni, perseguendo la logica del profitto che travalica qualunque riflessione di tipo etico o morale. Chiamarle rosse oggi significa operare un distinguo che non ha ragione di esistere, in quanto il profitto non ha altro colore che non sia quello dei soldi”.
Dal rosso ai verdoni (i dollari).
giovedì 1 maggio 2008
COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA
Marco Cedolin
Quella portata avanti dai Comitati che si oppongono al TAV in Val di Susa e non sono mai stati sfiorati dall’idea di pentirsi, è un’idea geniale di quelle destinate a lasciare il segno. Lo si è potuto evincere fin da subito constatando come la Valle NO TAV che molti avrebbero voluto ormai “addomesticata” sia tornata a fare parlare di sé sulle prime pagine dei giornali e sui “telebugia” nazionali, per approdare perfino alla TV francese, lasciando basita buona parte della classe politica italiana che non brilla certo in quanto a fantasia.
La proposta fatta ai 32.000 cittadini della Valle di Susa che la scorsa estate hanno firmato il documento di contrarietà al TAV, ma anche a tutti coloro, valsusini e non, che quel documento non hanno potuto firmarlo, è quella di acquistare ciascuno, versando 15 euro, 1 mq di quel territorio che dovrebbe diventare oggetto dei cantieri per la costruzione dell’opera.
Quando arriveranno le ruspe migliaia di proprietari potranno così concretamente esercitare il diritto legale di opposizione a qualunque decreto di esproprio o di occupazione temporanea che dovrà essere notificato, stando alla legislazione attuale, ad ogni singolo proprietario, dilatando in questa maniera a dismisura i tempi di costruzione dell’opera.
La genialità dell’operazione come si può ben comprendere va però molto al di là dell’aspetto meramente burocratico, in quanto dischiude nuovi orizzonti di lotta legale e non violenta che sono in grado di mettere in crisi l’arroganza dei poteri finanziari e politici che prevaricano sistematicamente i cittadini. Cittadini che difendono la propria terra ed il proprio futuro con i denti diventando simbolicamente proprietari di una parte infinitesimale di quel territorio che la mafia del cemento e del tondino intende cementificare, inquinare, violentare e distruggere. Provate ad immaginare cosa accadrebbe se tutte le centinaia di realtà che in Italia stanno lottando contro le nocività decidessero di fare la stessa cosa. Se tutti coloro che lottano contro il TAV, gli inceneritori, le discariche, le centrali a carbone e turbogas, le nuove autostrade, i rigassificatori ed ogni altra grande opera attraverso la quale verrà devastato il territorio in cui vivono, decidessero nei prossimi mesi di acquistare collettivamente porzioni dei terreni sui quali dovrebbero sorgere questi mostri.
Il 30 marzo oltre 1400 persone si sono ritrovate a Chiomonte, dove alla presenza di un notaio hanno sottoscritto l’atto di acquisto formale dei terreni nel corso di una “maratona” che dalle 9 del mattino è terminata solo a sera. La giornata è stata vissuta in maniera conviviale e si è trattato di una vera e propria festa con la presenza di gruppi musicali, l’esposizione delle oltre 250 tele d’autore NO TAV, pranzo a base di polenta e visite ai siti archeologici e ai vigneti locali che dovrebbero essere distrutti dalla costruzione dell’alta velocità.
Il 15 giugno a Venaus si replicherà e durante una nuova giornata di festa altre 1500 persone parteciperanno all’acquisto di un nuovo lotto di terreni, dimostrando in maniera incontrovertibile come l’opposizione dei valsusini nei confronti dell’alta velocità sia rimasta la stessa manifestata nell’inverno 2005, a dispetto di tutte le mistificazioni messe in atto da coloro che nei mesi passati avevano cercato di “vendere” in Italia e in Europa l’immagine di una Val di Susa ormai “normalizzata” e disposta ad accettare supinamente la costruzione dell’opera, al fine di ottenere in maniera fraudolenta da Bruxelles il finanziamento di 671 milioni di euro.
Nonostante le minacce e l’arroganza messe in campo dalla politica e la disinformazione dispensata a piene mani dai media compiacenti, in Valle di Susa il numero delle persone in prima fila continua ad aumentare, così come aumenta il numero di coloro che iniziano a pensare si tratterà di un “film” molto diverso da quello che era stato programmato nelle stanze del potere.
INDICAZIONI RIGUARDO ALL'INIZIATIVA tratte dal sito www.notav.eu :
Il secondo atto di COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA, grande rappresentazione della volontà popolare di impedire la costruzione della linea Torino Lyon e del relativo tunnel di base, avrà luogo al PRESIDIO NO TAV di VENAUS domenica 15 giugno 2008.
La data indicata in precedenza (8 giugno) è risultata impraticabile per gli impegni del notaio.
Abbiamo tre lotti di terreno a Venaus, esattamente dove ci avevano sgombrati la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2005, e un paio di lotti ancora alla Colombera di Chiomonte.
Ricordo a tutti, ma proprio a tutti, che dobbiamo darci da fare per superare di slancio il grande successo di Chiomonte del 30 marzo.
COMPRA ANCHE TU UN POSTO IN PRIMA FILA A VENAUS.
Alcune piccole regole per semplificare e migliorare il lavoro di tutti.
Tutti quelli che hanno già inviato il modulo di opzione per l'acquisto precedente, ma che per qualunque motivo non sono potuti essere presenti il 30 marzo a Chiomonte per sottoscrivere l'atto di acquisto SONO AUTOMATICAMENTE INSERITI NEL PROSSIMO ACQUISTO che si farà il domenica 15 giugno a Venaus.
Anche se cercheremo di privilegiare quelli che non hanno ancora acquistato un posto in prima fila TUTTI POSSONO PRESENTARE UN'OPZIONE DI ACQUISTO anche quelli che hanno già sottoscritto l'atto di Chiomonte il 30/3.
Il sig. Notaio ha comunicato che chi ha già sottoscritto l'atto di Chiomonte il 30/3 PUO' non allegare la fotocopia del documento di identità e il codice fiscale, ma DEVE indicare, chiaramente, sul modulo di opzione che ha già sottoscritto l'atto precedente.
In questa tornata acquisteremo terreni a Venaus e ancora a Chiomonte alla Colombera.
Le sottoscrizioni devono terminare il 15 maggio e la consegna delle buste deve avvenire entro e non oltre il 18 maggio. Quelle che arriveranno dopo verranno automaticamente rinviate all'acquisto successivo, ma bisogna tassativamente darne comunicazione al richiedente.
Man mano che i comitati ritirano le buste, DOPO AVERLE CONTROLLATE E MESSE IN ORDINE, devono consegnarle con estrema sollecitudine al fine di non portarle tutte allo studio notarile all'ultimo momento. Tutte quelle che sono a vostre mani attualmente cominciate a consegnarle.
Ricordate a tutti i sottoscrittori di scrivere chiaramente in STAMPATELLO MAIUSCOLO il modulo di opzione e di scrivere chiaramente anche l'indirizzo mail in STAMPATELLO MAIUSCOLO (TANTO SAPPIAMO TUTTI CHE DEVE ESSERE POI SCRITTA IN MINUSCOLO) ma almeno così riusciamo a leggerla giusta.
Se possibile i comitati evitino di movimentare troppo contante, possibilmente facciano un unico versamento cumulativo con bollettino postale per ogni busta, e alleghino la fotocopia della ricevuta cumulativa nella busta. DIAMOCI DA FARE FIN DA SUBITO. E' UN'OTTIMA OCCASIONE PER FARE SERATE, PER PARLARE DI TAV, DI LAVORO, DI TRACCIATI, DI ACQUA CON LA GENTE, e portando una fotocopiatrice di raccogliere adesioni per l'acquisto dei terreni.
CORAGGIO TUTTI INSIEME SIAMO UNA FORZA DELLA NATURA INVINCIBILE.
CHI HA DEI SUGGERIMENTI DA DARE NON ABBIA PAURA DI PROPORLI. TANTE TESTE TANTE IDEE. COSI' POSSIAMO VINCERE LA NOSTRA BATTAGLIA.
martedì 29 aprile 2008
NAPOLITANO INAUGURA IL TUNNEL DEL DEBITO PUBBLICO
Marco Cedolin
Lunedì 28 aprile il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha formalmente inaugurato il TAV del Brennero, ad Aica in provincia di Bolzano, dove alla presenza dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, del presidente della provincia di Bolzano Durnwalder e della provincia di Trento Dellai, una mega fresa ha iniziato a scavare il cunicolo esplorativo fra Aica e Mules che dovrebbe essere completato in circa 3 anni e anticiperà lo scavo del tunnel di base attualmente previsto per la fine del 2010.
Il TAV del Brennero che fino ad oggi è stato impropriamente spacciato come quadruplicamento e potenziamento del collegamento ferroviario Verona – Brennero, per tentare di limitare al massimo le proteste della popolazione locale, è in realtà un progetto che prevede oltre 200 km di nuova linea TAV e un tunnel di base che consta di due gallerie della lunghezza di 55 km per un costo complessivo di competenza italiana che già nelle previsioni arriva ai 25 miliardi di euro (6 dei quali concernenti il solo tunnel di base) e sicuramente sarà soggetto a raddoppiare se non a triplicare, nel corso della costruzione, come avvenuto sistematicamente in tutte le linee TAV già completate.
Pur trattandosi fondamentalmente di un un’opera unica il progetto dei tunnel di base è stato separato da quello della linea di accesso alle gallerie che è stato a sua volta scorporato da RFI in sette parti diverse: 4 lotti funzionali e 3 tratte di completamento.
Gli scopi di questa suddivisione sono stati molteplici, distogliere l’attenzione dalla reale enorme portata complessiva dell’intero progetto, diversificare geograficamente e quindi amministrativamente le procedure di approvazione con il risultato di attenuare il peso delle devastazioni totali ed impedirne le correlazioni, ripartire gli appalti e i subappalti in modo da sottrarli per quanto possibile alle gare di livello europeo con i relativi vincoli procedurali.
Responsabile della progettazione e costruzione della galleria di base del Brennero è stata fino al 2004 la società BBT GEIE, trasformatasi nel 2004 in BBT – SE che essendo una società per azioni europea ha la possibilità di potersi unire ad altre società europee appartenenti a stati diversi e cambiare sede da stato a stato senza prima doversi sciogliere.
Come nel caso del progetto originario del TAV italiano la necessità dell’opera viene motivata attraverso previsioni di volumi di traffico di merci e passeggeri nei decenni futuri (400 treni al giorno di cui 320 merci) che non trovano alcun riscontro nella realtà oggettiva e dal nobile proposito di spostare su ferrovia una cospicua parte del traffico commerciale che oggi corre sui TIR.
Come nel caso del TAV in Val di Susa l’attuale linea, i cui lavori di potenziamento ormai prossimi alla conclusione sono in corso da 10 anni, si rivela in tutto e per tutto idonea ad assorbire gli eventuali incrementi di traffico futuri.
Il prof. Kummel, docente di trasporti e logistica all’Università di Vienna, uno dei massimi esperti europei del settore ha spiegato che le attuali capacità ferroviarie per varcare le Alpi sono sufficienti a trasportare tutte le merci su rotaia e che eventuali incrementi futuri dei flussi piuttosto che dall'Eurotunnel del Brennero potranno essere assorbiti specialmente dalle nuove gallerie del Lötschberg e del Gottardo, con le rispettive tratte di accesso, le quali entreranno in esercizio prima e sono tra l'altro assunte come riferimento principale dalle ferrovie tedesche. Sempre secondo Kummel la galleria di base del Brennero non rappresenta una soluzione valida al trasporto delle merci oltre le Alpi poiché il progetto si basa su una sistematica sopravvalutazione delle previsioni di traffico con una scarsa corrispondenza alla domanda reale.
La società svizzera PROGTRANS ha condotto per conto della BBT GEIE uno studio sugli effetti dell'Eurotunnel sul traffico pesante sull’autostrada del Brennero. Dai risultati dello studio si evince come in una previsione di traffico ipotizzata per il 2025 il traffico giornaliero di mezzi pesanti al Brennero ammonterebbe a 6516 TIR/giorno nel caso il tunnel ferroviario non venga costruito e 6483 TIR/giorno se invece il tunnel ferroviario venisse costruito.
L’intero progetto TAV Verona – Brennero e relativo doppio tunnel di base sarebbe dunque in grado secondo gli esperti di spostare dalla strada alla rotaia non più di 33 TIR al giorno, circa lo 0,5% del totale, dimostrandosi perciò totalmente inadeguato ad interpretare qualunque velleità di redistribuzione modale del traffico sull’asse del Brennero.
Il progetto di “autostrada viaggiante” che consiste nel trasporto dei TIR e relative merci all’interno di appositi vagoni navetta, attivo sull’attuale linea Verona – Brennero vede correre ogni giorno i convogli semivuoti a dimostrazione della scarsa attrattiva costituita da questo tipo di trasporto.
Nonostante tutta questa serie di valutazioni oggettive, sommate alla gravissima situazione in cui versano i conti dello Stato, dovrebbero dissuadere chi governa il Paese dalla creazione di una nuova emorragia di denaro pubblico di questa entità, la notizia è stata accolta con entusiasmo da tutti quei giornali, sempre impegnati ad enfatizzare la piaga del debito pubblico quando occorre giustificare il taglio dei servizi per i cittadini, ma altrettanto sempre disposti ad ignorarne le cause principali, qualora occorra compiacere i grandi poteri economici che li foraggiano e sul debito pubblico costruiscono i propri profitti.
giovedì 24 aprile 2008
GLI ARCHITETTI DELLA DISINFORMAZIONE
Gli artefici della manipolazione sono costituiti da tutti quei soggetti che a vario titolo concorrono alla formazione dell’opinione pubblica. Uomini politici, economisti, sindacalisti, giornalisti, pubblicitari, banchieri, scrittori, registi, personaggi dello spettacolo, manager di azienda, filosofi, sociologi ed opinion leader di ogni genere, si trovano nella condizione di partecipare alla costruzione di un pensiero dominante che possa essere condiviso dalla maggior parte dei cittadini. Tale pensiero è imperniato per forza di cose sugli obiettivi della crescita e dello sviluppo economico e li persegue in un’ottica di progresso basata sulla costruzione delle grandi opere, poiché solamente attraverso l’applicazione di questo modello i grandi gruppi di potere sono in grado di massimizzare i propri profitti.
La colonizzazione del linguaggio costituisce il presupposto attraverso il quale è possibile suggestionare, condizionare ed indirizzare l’immaginario collettivo nella direzione voluta. Coloro che gestiscono la manipolazione sfruttano le parole, spesso distorcendone il reale significato, usandole come arieti in grado di penetrare la coscienza individuale plasmandola a piacimento sulla base di luoghi comuni, frasi fatte, esternazioni ad effetto che i cittadini una volta plagiati finiscono per accettare come verità incontrovertibili da porre alla base del proprio bagaglio di conoscenza.
Ad alcuni termini è stata impropriamente attribuita una valenza positiva a prescindere dal loro reale significato ed essi vengono ripetuti come un mantra in ogni occasione da qualunque personalità pubblica, anche qualora si caratterizzino come citazioni fatte a sproposito e completamente avulse dal contesto del discorso.

