Marco Cedolin
Silvio Berlsuconi probabilmente non condividerà l’accurata critica alla casta politica documentata dagli affermati giornalisti Rizzo e Stella e nemmeno le invettive salaci di Beppe Grillo nei confronti dei “nostri dipendenti” ma sembra comunque avere deciso che i futuri rappresentanti della “casta” in parlamento, perlomeno quelli che operano alle sue dipendenze, il posto fisso dovranno guadagnarselo sul campo alla stessa stregua di un normale venditore di prodotti a domicilio.
La scelta ovviamente non è dettata da motivazioni di carattere etico ma semplicemente dalla consapevolezza che la “merce voto” è ormai solamente un prodotto di consumo che deve essere veicolato alla stregua di tutti gli altri presso i “consumatori” elettori che altro non sono se non i tubi digerenti della macchina elettorale.
I futuri parlamentari candidati nelle file del PDL, durante l’incontro di presentazione delle liste organizzato dal Cavaliere al salone della Tecnica, si sono così visti consegnare un vero e proprio kit con tutto l’occorrente per riuscire a vendere il loro prodotto nel migliore dei modi. All’interno del kit una trentina di cartelle contenenti spunti per i loro interventi, una maglietta bianca con lo slogan “rialzati Italia”, una bandiera, un assortimento di spillette, la carta dei valori del partito, le 7 missioni per il futuro, una copia del sondaggio fornito da Silvio stesso che vede il PDL in vantaggio di quasi 10 punti percentuali e la lista delle 67 nuove tasse volute da Prodi.
Insieme al kit è giunta loro anche l’esortazione del Cavaliere a condurre la campagna elettorale stando in mezzo alla gente e andando a parlare con la gente, soprattutto con quella “che conta” come il prete, il farmacista ed il medico. Il tutto per portare a conoscenza di quante più persone possibili il nuovo simbolo che sarebbe finora poco noto e coinvolgere anche gli elettori (consumatori) indecisi su quale prodotto sia meglio acquistare.
I futuri rappresentanti parlamentari del PDL, molti dei quali ancora orfani di portaborse, si troveranno perciò costretti a trascinare in prima persona il proprio “campionario” di promesse, simili (ma purtroppo privi della loro poesia) ai vecchi commessi viaggiatori e agli ormai estinti venditori di enciclopedie, per tentare di convincere quante più persone possibile che la loro merce è la migliore, costa meno, lava più bianco e non teme la concorrenza.
I tempi sono cambiati, la realtà di Arthur Miller è ormai un lontano ricordo che per molti versi scolora fra le pieghe del divenire e probabilmente il prete, il farmacista ed il dottore non rappresentano più l’interlocutore principe al quale rivolgersi per fare proseliti, ma i venditori di libertà sperano comunque di ottenere degli ottimi risultati.
Walter Veltroni con il proprio pullman bazar sta però facendo un ottimo lavoro, avvicinando con successo industriali, giornalisti, sindacalisti, professori e dirigenti d’azienda che sembrano essere intenzionati a distribuire il suo prodotto, così la battaglia per la leadership del mercato dei voti si risolverà con tutta probabilità sul filo di lana, a cavallo fra un “Porta a Porta” in TV e un “porta a porta” presso le case delle famiglie italiane.
giovedì 13 marzo 2008
martedì 11 marzo 2008
SALGONO GLI UTILI CALANO GLI OCCUPATI
Marco Cedolin
Dopo avere chiuso il 2007 con un utile netto di 1,43 miliardi di euro, in progresso del 58% rispetto ai 910 milioni del 2006 e del 160% se si prendono in considerazione gli ultimi 3 anni, il gruppo Monte dei Paschi di Siena ha presentato il nuovo piano industriale 2008/2011 che è stato approvato dal consiglio di amministrazione della banca ed accolto con entusiasmo dai mercati all’interno dei quali il valore del titolo si è manifestato in netta ascesa.
Obiettivo del piano quello di dare vita al terzo polo bancario italiano tramite l’acquisizione in MPS di Antonveneta, Banca Agricola Mantovana e Banca Toscana, nel contesto di una profonda ristrutturazione dell’intero gruppo che prevede la cessione di 125 sportelli e un incremento di utile di 732 milioni, derivante per il 35% da maggiori ricavi e per il 65% da risparmi di costi.
I risparmi di costi che costituiscono la parte più consistente del piano passeranno attraverso l’eliminazione di 1700 dipendenti considerati in esubero, la maggior parte dei quali andrà ad ingrossare le fila dei disoccupati e dei lavoratori precari.
Quello di MPS non è un caso isolato, bensì la regola utilizzata dai grandi gruppi finanziari ed industriali per far crescere la propria produttività ed i propri profitti in misura estremamente rilevante pur in presenza di un mercato asfittico e stagnante.
Mentre i grandi sacerdoti delle liberalizzazioni come l’ex ministro Bersani, individuano tassisti, farmacisti e panettieri come il vero ostacolo alla libera concorrenza, tutti i maggiori gruppi finanziari ed industriali fagocitano sistematicamente le realtà più piccole, concentrando attraverso fusioni ed incorporazioni i mercati di loro competenza nelle mani di una ristretta cerchia di mega realtà che costituiscono oligopoli in grado di annientare qualunque anelito di quella concorrenza che gli uomini politici di ogni colore promettono di creare quando arringano le folle durante i comizi elettorali.
Mentre politici, sindacalisti ed industriali stipulano accordi sul welfare privi di ogni contenuto e li fanno approvare ai lavoratori tramite referendum farsa, fingendo di essere intenzionati a ridurre la precarietà, tutti i grandi gruppi finanziari ed industriali incrementano a dismisura il proprio profitto attraverso la sistematica riduzione del personale ed un sempre più ampio ricorso al lavoro interinale.
Si percepisce una profonda distonia fra il contenuto dei piani programmatici delle grandi imprese e le dichiarazioni dei leader di partito che in odore di elezioni ogni sera affollano i “salottini buoni” della TV promettendo più posti di lavoro e più concorrenza. Sembra quasi che la politica abbia perso ogni contatto con il paese reale e si muova in una sorta di Second Life costruita a proprio uso e consumo.
Qualcuno per favore li svegli, magari “sputandoli” come farebbe Barbato, perché nell’Italia reale i posti di lavoro e la concorrenza stanno andando incontro all’estinzione e non è tramite la realtà virtuale che si può salvare la specie.
Dopo avere chiuso il 2007 con un utile netto di 1,43 miliardi di euro, in progresso del 58% rispetto ai 910 milioni del 2006 e del 160% se si prendono in considerazione gli ultimi 3 anni, il gruppo Monte dei Paschi di Siena ha presentato il nuovo piano industriale 2008/2011 che è stato approvato dal consiglio di amministrazione della banca ed accolto con entusiasmo dai mercati all’interno dei quali il valore del titolo si è manifestato in netta ascesa.
Obiettivo del piano quello di dare vita al terzo polo bancario italiano tramite l’acquisizione in MPS di Antonveneta, Banca Agricola Mantovana e Banca Toscana, nel contesto di una profonda ristrutturazione dell’intero gruppo che prevede la cessione di 125 sportelli e un incremento di utile di 732 milioni, derivante per il 35% da maggiori ricavi e per il 65% da risparmi di costi.
I risparmi di costi che costituiscono la parte più consistente del piano passeranno attraverso l’eliminazione di 1700 dipendenti considerati in esubero, la maggior parte dei quali andrà ad ingrossare le fila dei disoccupati e dei lavoratori precari.
Quello di MPS non è un caso isolato, bensì la regola utilizzata dai grandi gruppi finanziari ed industriali per far crescere la propria produttività ed i propri profitti in misura estremamente rilevante pur in presenza di un mercato asfittico e stagnante.
Mentre i grandi sacerdoti delle liberalizzazioni come l’ex ministro Bersani, individuano tassisti, farmacisti e panettieri come il vero ostacolo alla libera concorrenza, tutti i maggiori gruppi finanziari ed industriali fagocitano sistematicamente le realtà più piccole, concentrando attraverso fusioni ed incorporazioni i mercati di loro competenza nelle mani di una ristretta cerchia di mega realtà che costituiscono oligopoli in grado di annientare qualunque anelito di quella concorrenza che gli uomini politici di ogni colore promettono di creare quando arringano le folle durante i comizi elettorali.
Mentre politici, sindacalisti ed industriali stipulano accordi sul welfare privi di ogni contenuto e li fanno approvare ai lavoratori tramite referendum farsa, fingendo di essere intenzionati a ridurre la precarietà, tutti i grandi gruppi finanziari ed industriali incrementano a dismisura il proprio profitto attraverso la sistematica riduzione del personale ed un sempre più ampio ricorso al lavoro interinale.
Si percepisce una profonda distonia fra il contenuto dei piani programmatici delle grandi imprese e le dichiarazioni dei leader di partito che in odore di elezioni ogni sera affollano i “salottini buoni” della TV promettendo più posti di lavoro e più concorrenza. Sembra quasi che la politica abbia perso ogni contatto con il paese reale e si muova in una sorta di Second Life costruita a proprio uso e consumo.
Qualcuno per favore li svegli, magari “sputandoli” come farebbe Barbato, perché nell’Italia reale i posti di lavoro e la concorrenza stanno andando incontro all’estinzione e non è tramite la realtà virtuale che si può salvare la specie.
lunedì 10 marzo 2008
LE OLIMPIADI DELLO SMOG
Marco Cedolin
L’etiope Haile Gebreselassie, primatista mondiale della maratona, ha comunicato oggi la propria decisione di rinunciare a prendere parte alla maratona olimpica di Pechino, in quanto ha dichiarato di temere che gli altissimi valori d’inquinamento presenti nell’aria della capitale cinese possano essere pericolosi per la sua salute, con il rischio di mettere a repentaglio la prosecuzione della propria carriera.
La notizia non mancherà di far discutere, riportando alla luce il timore che quelle di Pechino 2008, anziché per record e meriti sportivi, possano passare alla storia come le “Olimpiadi dello smog”, consegnando a questa edizione dei Giochi Olimpici un primato che tanto il CIO quanto il governo cinese non ambiscono certo ad ottenere.
Il problema dell’inquinamento è da tempo noto agli organizzatori, tanto che lo stesso capo del CIO Jacques Rogge aveva da tempo ventilato la possibilità di fare slittare rispetto al calendario originale, in funzione della concentrazione di agenti inquinanti nell’aria, la data di alcuni eventi sportivi come la maratona e le gare ciclistiche su strada. Proprio temendo le ripercussioni dello smog sulla salute degli atleti è già stato previsto l’allestimento di un sistema di monitoraggio dell’aria che consenta di controllare in tempo reale la concentrazione di sostanze tossiche, fermando le gare qualora essa superi un determinato livello di pericolosità.
Alla luce di questi fatti viene però spontaneo domandarsi per quale ragione nessuno s’interroghi sulle conseguenze dell’inquinamento per gli oltre 15 milioni di cittadini che affollano la capitale cinese ed ogni giorno sono costretti a “correre” la propria gara a prescindere da quanto sia spesso lo strato di smog. E’ vero che la maggior parte di loro non si sta rendendo protagonista di una fulgida carriera come quella dell’atleta etiope, ma è altrettanto vero che anche la loro salute meriterebbe di essere preservata alla stessa stregua di quella degli atleti olimpici.
Fermare le gare quando l’inquinamento raggiunge livelli inaccettabili denota poi un cortocircuito logico che sfocia nella supina accettazione del disastro ambientale costruito dall’unica corsa ritenuta inarrestabile che è quella della crescita economica. Il solo esercizio intelligente sarebbe infatti quello di fermare lo smog (e non le corse) per restituire a tutti la possibilità di uscire all’aperto senza rischiare la propria incolumità.
Tornando a Gebreselassie, il campione etiope ha dichiarato di volere proseguire la propria carriera fino ai Giochi di Londra 2012, dove conta di stabilire un nuovo primato della maratona.
Naturalmente tutti gli auguriamo di riuscirci e ci dispiacerebbe deludere le sue aspettative, ma avrà detto questo perché considera l’aria londinese più salubre rispetto a quella di Pechino o semplicemente perché conta di terminare lì la sua carriera?
L’etiope Haile Gebreselassie, primatista mondiale della maratona, ha comunicato oggi la propria decisione di rinunciare a prendere parte alla maratona olimpica di Pechino, in quanto ha dichiarato di temere che gli altissimi valori d’inquinamento presenti nell’aria della capitale cinese possano essere pericolosi per la sua salute, con il rischio di mettere a repentaglio la prosecuzione della propria carriera.
La notizia non mancherà di far discutere, riportando alla luce il timore che quelle di Pechino 2008, anziché per record e meriti sportivi, possano passare alla storia come le “Olimpiadi dello smog”, consegnando a questa edizione dei Giochi Olimpici un primato che tanto il CIO quanto il governo cinese non ambiscono certo ad ottenere.
Il problema dell’inquinamento è da tempo noto agli organizzatori, tanto che lo stesso capo del CIO Jacques Rogge aveva da tempo ventilato la possibilità di fare slittare rispetto al calendario originale, in funzione della concentrazione di agenti inquinanti nell’aria, la data di alcuni eventi sportivi come la maratona e le gare ciclistiche su strada. Proprio temendo le ripercussioni dello smog sulla salute degli atleti è già stato previsto l’allestimento di un sistema di monitoraggio dell’aria che consenta di controllare in tempo reale la concentrazione di sostanze tossiche, fermando le gare qualora essa superi un determinato livello di pericolosità.
Alla luce di questi fatti viene però spontaneo domandarsi per quale ragione nessuno s’interroghi sulle conseguenze dell’inquinamento per gli oltre 15 milioni di cittadini che affollano la capitale cinese ed ogni giorno sono costretti a “correre” la propria gara a prescindere da quanto sia spesso lo strato di smog. E’ vero che la maggior parte di loro non si sta rendendo protagonista di una fulgida carriera come quella dell’atleta etiope, ma è altrettanto vero che anche la loro salute meriterebbe di essere preservata alla stessa stregua di quella degli atleti olimpici.
Fermare le gare quando l’inquinamento raggiunge livelli inaccettabili denota poi un cortocircuito logico che sfocia nella supina accettazione del disastro ambientale costruito dall’unica corsa ritenuta inarrestabile che è quella della crescita economica. Il solo esercizio intelligente sarebbe infatti quello di fermare lo smog (e non le corse) per restituire a tutti la possibilità di uscire all’aperto senza rischiare la propria incolumità.
Tornando a Gebreselassie, il campione etiope ha dichiarato di volere proseguire la propria carriera fino ai Giochi di Londra 2012, dove conta di stabilire un nuovo primato della maratona.
Naturalmente tutti gli auguriamo di riuscirci e ci dispiacerebbe deludere le sue aspettative, ma avrà detto questo perché considera l’aria londinese più salubre rispetto a quella di Pechino o semplicemente perché conta di terminare lì la sua carriera?
domenica 9 marzo 2008
IL CORROSIVO
IL CORROSIVO
Nasce un nuovo blog, bollente come un caffè e corrosivo come l'acido, con lo scopo di proporre ogni giorno un breve corsivo che ci aiuti a leggere fra le pieghe della disinformazione, con un pizzico d'ironia e altrettanto spirito critico. Proprio come un caffè si beve in un paio di minuti ed aiuta a rimanere svegli, attenti e consapevoli. Meglio di un caffè non costa nulla e fa bene alla salute, sempre che lo si prenda a piccole dosi evitando di appesantire il fegato.
Marco Cedolin
giovedì 6 marzo 2008
M'ILLUMINO DI PIU'
Marco Cedolin
La città di Torino qualche piccolo problema ce l’ha, nonostante un sindaco che ama dichiararsi fra i più amati d’Italia, nonostante la FIAT che allunga i propri tentacoli su qualsiasi attività cittadina, nonostante a più riprese venga dichiarata “capitale” di questo o di quello.
Le piccole e medie imprese chiudono i battenti giornalmente lasciando dietro di sé una lunga scia di disoccupati che alimenta le code dinanzi alle mense della Caritas. L’aria è così intrisa di miasmi venefici da essersi recentemente meritata la palma di città più inquinata d’Italia. I cantieri di grandi e piccole opere si affastellano disordinatamente dando l’impressione di vivere in una città appena bombardata. Il degrado delle periferie urbane si rispecchia nei quartieri dormitorio e nelle esistenze atomizzate di coloro che vivono quotidianamente la morte morale costituita da pensioni da fame e lavoro precario che li hanno portati ben sotto la soglia di povertà.
Esiste però un problema che più di ogni altro angustia l’amministrazione comunale ed è costituito dalle 3000 cornici per i manifesti pubblicitari che costellano le vie cittadine. Tali cornici risultano vecchie ed arrugginite, ma soprattutto esteticamente anacronistiche e poco in sintonia con l’immagine di “metropoli americana” che l’assessore Gianguido Passoni gradirebbe immaginare mentre fischietta Yes we can.
Ci vogliono delle nuove cornici ed un nuovo modo di praticare la pubblicità stradale che risulti consono al ruolo di capitale di non si capisce cosa cui Torino non può smettere di aspirare. Così dinanzi ad un problema esiziale per il futuro della città è già stato predisposto un piano d’azione che garantisca il risultato voluto: più PIL e più America per tutti.
Le nuove cornici saranno luminose, spariranno i manifesti cartacei e gli attacchini con secchio e pennello andranno a rinfoltire la grande schiera dei disoccupati. Il denaro risparmiato in salari sarà investito nell’energia elettrica necessaria per alimentare per 24 ore al giorno le nuove cornici luminose che potranno essere viste anche di notte ed Iride (la nuova multiutility generata dalla fusione fra AEM Torino e AMGA Genova) vedrà rimpolparsi i propri bilanci che già godono degli incrementi del prezzo del petrolio.
Per non lasciare le cose a metà le nuove cornici luminose (mille delle quali saranno montate entro la fine dell’anno) troveranno anche una diversa collocazione sul territorio. Quelle vecchie ed anacronistiche erano collocate in asse con il flusso stradale, per evitare il rischio d’incidenti connaturato nella distrazione cui andavano soggetti gli automobilisti.
Quelle nuove firmate Passoni verranno sistemate in maniera perpendicolare in modo da avere la massima visibilità, tanto fra cellulari ed epiteti indirizzati ai lavori in corso l’automobilista distratto lo è già comunque di suo e se mai dovesse accadere un incidente (mortale o meno) anche quello contribuirà ad alzare il PIL per la gioia di tutti quelli che sono ancora vivi e non si trovano in ospedale.
La città di Torino qualche piccolo problema ce l’ha, nonostante un sindaco che ama dichiararsi fra i più amati d’Italia, nonostante la FIAT che allunga i propri tentacoli su qualsiasi attività cittadina, nonostante a più riprese venga dichiarata “capitale” di questo o di quello.
Le piccole e medie imprese chiudono i battenti giornalmente lasciando dietro di sé una lunga scia di disoccupati che alimenta le code dinanzi alle mense della Caritas. L’aria è così intrisa di miasmi venefici da essersi recentemente meritata la palma di città più inquinata d’Italia. I cantieri di grandi e piccole opere si affastellano disordinatamente dando l’impressione di vivere in una città appena bombardata. Il degrado delle periferie urbane si rispecchia nei quartieri dormitorio e nelle esistenze atomizzate di coloro che vivono quotidianamente la morte morale costituita da pensioni da fame e lavoro precario che li hanno portati ben sotto la soglia di povertà.
Esiste però un problema che più di ogni altro angustia l’amministrazione comunale ed è costituito dalle 3000 cornici per i manifesti pubblicitari che costellano le vie cittadine. Tali cornici risultano vecchie ed arrugginite, ma soprattutto esteticamente anacronistiche e poco in sintonia con l’immagine di “metropoli americana” che l’assessore Gianguido Passoni gradirebbe immaginare mentre fischietta Yes we can.
Ci vogliono delle nuove cornici ed un nuovo modo di praticare la pubblicità stradale che risulti consono al ruolo di capitale di non si capisce cosa cui Torino non può smettere di aspirare. Così dinanzi ad un problema esiziale per il futuro della città è già stato predisposto un piano d’azione che garantisca il risultato voluto: più PIL e più America per tutti.
Le nuove cornici saranno luminose, spariranno i manifesti cartacei e gli attacchini con secchio e pennello andranno a rinfoltire la grande schiera dei disoccupati. Il denaro risparmiato in salari sarà investito nell’energia elettrica necessaria per alimentare per 24 ore al giorno le nuove cornici luminose che potranno essere viste anche di notte ed Iride (la nuova multiutility generata dalla fusione fra AEM Torino e AMGA Genova) vedrà rimpolparsi i propri bilanci che già godono degli incrementi del prezzo del petrolio.
Per non lasciare le cose a metà le nuove cornici luminose (mille delle quali saranno montate entro la fine dell’anno) troveranno anche una diversa collocazione sul territorio. Quelle vecchie ed anacronistiche erano collocate in asse con il flusso stradale, per evitare il rischio d’incidenti connaturato nella distrazione cui andavano soggetti gli automobilisti.
Quelle nuove firmate Passoni verranno sistemate in maniera perpendicolare in modo da avere la massima visibilità, tanto fra cellulari ed epiteti indirizzati ai lavori in corso l’automobilista distratto lo è già comunque di suo e se mai dovesse accadere un incidente (mortale o meno) anche quello contribuirà ad alzare il PIL per la gioia di tutti quelli che sono ancora vivi e non si trovano in ospedale.
martedì 4 marzo 2008
(P)icchiano (D)uro ma in modo democratico
Marco Cedolin
Le primarie per la scelta dei candidati da presentare alle elezioni nel PD di Veltroni in Val di Susa non sono state propriamente un successo, dal momento che proprio a Susa la campagna elettorale è iniziata con un pestaggio in piena regola di cui si è reso protagonista (spalleggiato da alcuni aiutanti) nientemeno che il capolista di una delle liste che si contendevano “democraticamente” il voto dei cittadini.
Domenica mentre si recavano al seggio per votare, Franco Zaccagni e suo figlio, due cittadini valsusini che partecipano al movimento NO TAV, sono rimasti coinvolti in un’accesa discussione con il signor Torre, capolista di una lista che fa capo alla famiglia Lazzaro impegnata nel settore dell’edilizia. Franco Zaccagni sembra avesse rimproverato al sig. Torre la sua scarsa coerenza nel proclamarsi da sempre favorevole al TAV, nonostante fosse stata resa pubblica perfino in un libro una sua foto in vetta ad una famosa montagna con tanto di bandiera NO TAV sulle spalle. La reazione del sig. Torre e degli amici che lo contornavano sembra sia stata abbastanza violenta, infarcita di epiteti e minacce personali, ma pareva tutto fosse finito lì.
Invece si trattava solamente del prologo, in quanto Franco Zaccagni e suo figlio dopo essersi recati a votare hanno trovato all’uscita del seggio un “comitato di benvenuto” presieduto dal sig. Torre che, coadiuvato da tre dei fratelli Lazzaro, dal sindacalista cgil Rodolfo Greco (molto noto in Valle per essere l’ultimo italiano rimasto ad affermare che il TAV porterebbe lavoro), da Mario Faieta ed altre persone non identificate, non ha esitato ad adire alle vie di fatto picchiando in maniera assolutamente democratica tanto il padre quanto il figlio, fino a mandarli entrambi senza discriminazione alcuna all’ospedale.
Lunedì sera alcune centinaia di NO TAV valsusini sono scesi per le strade di Susa per ribadire, oltre alla solidarietà con Franco Zaccagni e suo figlio, anche l’assoluta volontà di non lasciarsi intimidire dalla violenza di chiunque voglia imporre il TAV con l’uso della forza per meri interessi di partito o di “bottega”.
Sicuramente quella di domenica è stata comunque una giornata poco edificante per un partito che in Valle di Susa nasce da subito sotto una cattiva stella. Picchiare Duro, anche se in modo democratico, non sembra infatti un buon viatico per raccogliere i voti delle persone che non si sono lasciate intimidire dai manganelli della polizia e difficilmente si spaventeranno di fronte alla democrazia delle “mani” messa in atto dalla consorteria del cemento e del tondino che si nasconde all’interno dei partiti.
Le primarie per la scelta dei candidati da presentare alle elezioni nel PD di Veltroni in Val di Susa non sono state propriamente un successo, dal momento che proprio a Susa la campagna elettorale è iniziata con un pestaggio in piena regola di cui si è reso protagonista (spalleggiato da alcuni aiutanti) nientemeno che il capolista di una delle liste che si contendevano “democraticamente” il voto dei cittadini.
Domenica mentre si recavano al seggio per votare, Franco Zaccagni e suo figlio, due cittadini valsusini che partecipano al movimento NO TAV, sono rimasti coinvolti in un’accesa discussione con il signor Torre, capolista di una lista che fa capo alla famiglia Lazzaro impegnata nel settore dell’edilizia. Franco Zaccagni sembra avesse rimproverato al sig. Torre la sua scarsa coerenza nel proclamarsi da sempre favorevole al TAV, nonostante fosse stata resa pubblica perfino in un libro una sua foto in vetta ad una famosa montagna con tanto di bandiera NO TAV sulle spalle. La reazione del sig. Torre e degli amici che lo contornavano sembra sia stata abbastanza violenta, infarcita di epiteti e minacce personali, ma pareva tutto fosse finito lì.
Invece si trattava solamente del prologo, in quanto Franco Zaccagni e suo figlio dopo essersi recati a votare hanno trovato all’uscita del seggio un “comitato di benvenuto” presieduto dal sig. Torre che, coadiuvato da tre dei fratelli Lazzaro, dal sindacalista cgil Rodolfo Greco (molto noto in Valle per essere l’ultimo italiano rimasto ad affermare che il TAV porterebbe lavoro), da Mario Faieta ed altre persone non identificate, non ha esitato ad adire alle vie di fatto picchiando in maniera assolutamente democratica tanto il padre quanto il figlio, fino a mandarli entrambi senza discriminazione alcuna all’ospedale.
Lunedì sera alcune centinaia di NO TAV valsusini sono scesi per le strade di Susa per ribadire, oltre alla solidarietà con Franco Zaccagni e suo figlio, anche l’assoluta volontà di non lasciarsi intimidire dalla violenza di chiunque voglia imporre il TAV con l’uso della forza per meri interessi di partito o di “bottega”.
Sicuramente quella di domenica è stata comunque una giornata poco edificante per un partito che in Valle di Susa nasce da subito sotto una cattiva stella. Picchiare Duro, anche se in modo democratico, non sembra infatti un buon viatico per raccogliere i voti delle persone che non si sono lasciate intimidire dai manganelli della polizia e difficilmente si spaventeranno di fronte alla democrazia delle “mani” messa in atto dalla consorteria del cemento e del tondino che si nasconde all’interno dei partiti.
sabato 1 marzo 2008
L'ACCIAIO RADIOATTIVO FA BENE ALLA SALUTE
Marco Cedolin
E’ notizia di oggi quella secondo cui i carabinieri del Comando Tutela Ambiente hanno proceduto al sequestro di 30 tonnellate di acciaio inox provenienti dalla Cina, contaminate da Cobalto 60, isotopo radioattivo ad elevata radiotossicità e periodo di dimezzamento nell’ordine dei 6 anni.
Il materiale radioattivo era giunto in Italia lo scorso maggio (cioè quasi un anno fa) nel porto di La Spezia e proviene dal più grande impianto siderurgico del mondo di proprietà della società cinese Tysco. Il materiale grezzo contaminato è stato utilizzato da importanti società italiane che lo hanno lavorato e messo in commercio, ma i nomi delle suddette società non sono stati resi noti dai carabinieri, probabilmente per evitare che subissero un danno d’immagine. Sono state rese pubbliche solamente le province, Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova dove sono stati effettuati i sequestri.
La contaminazione non è stata scoperta lo scorso maggio al momento dell’arrivo del carico in Italia, in quanto la nostra legislazione (nonostante 15 anni di governi “riformisti”) non prevede che siano effettuati controlli radiometrici al momento dello sdoganamento per quanto riguarda i materiali semilavorati, mentre limita tali controlli solo ai rottami metallici. A distanza di quasi un anno la contaminazione da Cobalto 60 è stata scoperta, in maniera fortuita, grazie a successivi controlli che avevano per oggetto gli scarti di lavorazione, quando già il materiale sotto forma di laminato si apprestava ad essere impiegato, e in parte probabilmente lo è stato, nelle diverse produzioni industriali di camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe ciminiere e quant’altro.
La notizia racchiusa in modesti trafiletti sulle pagine dei nostri giornali, quasi invisibile fra i fiumi di parole dedicati al Festival di Sanremo e alla campagna elettorale di Veltrusconi sarebbe già di per sé sconvolgente, se non fosse che la conclusione cui i media giungono per liquidare le conseguenze della vicenda, sconvolge in maniera assai più drammatica e profonda.
Sul Corriere della Sera, al fondo del trafiletto che tratta l’argomento, omettendo di citare il nome delle imprese incriminate, si può infatti leggere che “gli inquirenti escludono ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente”.
L’acciaio contaminato dal Cobalto 60, importato non si sa da chi, lavorato non si sa da chi, distribuito non si sa a chi, risulta perciò radioattivo solo empiricamente, in quanto tale radioattività non nuoce tanto ai lavoratori che lo maneggiano, quanto alle persone che potrebbero goderne nel caminetto del salotto, quanto all’ambiente nel quale è stato collocato.
Dormite pure sonni tranquilli, abbiamo leggi che non prevedono controlli di sicurezza, i cinesi hanno fatto uno sbaglio accidentale, noi accidentalmente non ce ne siamo accorti se non dopo 10 mesi durante i quali il materiale radioattivo ha viaggiato per l’Italia ed è stato lavorato, ma dormite comunque sonni tranquilli e se aveste qualche incubo vorrà dire che manderemo in TV qualche esperto del calibro di Veronesi a spiegare a tutti gli italiani che la radioattività, se presa a piccole dosi, può perfino far bene alla salute, come un bicchiere di vino al giorno.
E’ notizia di oggi quella secondo cui i carabinieri del Comando Tutela Ambiente hanno proceduto al sequestro di 30 tonnellate di acciaio inox provenienti dalla Cina, contaminate da Cobalto 60, isotopo radioattivo ad elevata radiotossicità e periodo di dimezzamento nell’ordine dei 6 anni.
Il materiale radioattivo era giunto in Italia lo scorso maggio (cioè quasi un anno fa) nel porto di La Spezia e proviene dal più grande impianto siderurgico del mondo di proprietà della società cinese Tysco. Il materiale grezzo contaminato è stato utilizzato da importanti società italiane che lo hanno lavorato e messo in commercio, ma i nomi delle suddette società non sono stati resi noti dai carabinieri, probabilmente per evitare che subissero un danno d’immagine. Sono state rese pubbliche solamente le province, Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova dove sono stati effettuati i sequestri.
La contaminazione non è stata scoperta lo scorso maggio al momento dell’arrivo del carico in Italia, in quanto la nostra legislazione (nonostante 15 anni di governi “riformisti”) non prevede che siano effettuati controlli radiometrici al momento dello sdoganamento per quanto riguarda i materiali semilavorati, mentre limita tali controlli solo ai rottami metallici. A distanza di quasi un anno la contaminazione da Cobalto 60 è stata scoperta, in maniera fortuita, grazie a successivi controlli che avevano per oggetto gli scarti di lavorazione, quando già il materiale sotto forma di laminato si apprestava ad essere impiegato, e in parte probabilmente lo è stato, nelle diverse produzioni industriali di camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe ciminiere e quant’altro.
La notizia racchiusa in modesti trafiletti sulle pagine dei nostri giornali, quasi invisibile fra i fiumi di parole dedicati al Festival di Sanremo e alla campagna elettorale di Veltrusconi sarebbe già di per sé sconvolgente, se non fosse che la conclusione cui i media giungono per liquidare le conseguenze della vicenda, sconvolge in maniera assai più drammatica e profonda.
Sul Corriere della Sera, al fondo del trafiletto che tratta l’argomento, omettendo di citare il nome delle imprese incriminate, si può infatti leggere che “gli inquirenti escludono ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente”.
L’acciaio contaminato dal Cobalto 60, importato non si sa da chi, lavorato non si sa da chi, distribuito non si sa a chi, risulta perciò radioattivo solo empiricamente, in quanto tale radioattività non nuoce tanto ai lavoratori che lo maneggiano, quanto alle persone che potrebbero goderne nel caminetto del salotto, quanto all’ambiente nel quale è stato collocato.
Dormite pure sonni tranquilli, abbiamo leggi che non prevedono controlli di sicurezza, i cinesi hanno fatto uno sbaglio accidentale, noi accidentalmente non ce ne siamo accorti se non dopo 10 mesi durante i quali il materiale radioattivo ha viaggiato per l’Italia ed è stato lavorato, ma dormite comunque sonni tranquilli e se aveste qualche incubo vorrà dire che manderemo in TV qualche esperto del calibro di Veronesi a spiegare a tutti gli italiani che la radioattività, se presa a piccole dosi, può perfino far bene alla salute, come un bicchiere di vino al giorno.
lunedì 25 febbraio 2008
WALTER E SILVIO GUARDANO ALLA CINA
Marco Cedolin
Walter Veltroni nel nuovo programma di governo del PD propone al quinto punto “l’ambientalismo del fare” in contrapposizione a quello che lui chiama “ambientalismo del NO”, dimenticando che esiste un modo solo per difendere l’ambiente nel quale viviamo e consiste nel preservarlo dallo scempio a cui l’uomo lo sottopone giornalmente attraverso le proprie azioni. Veltroni propone valutazioni d’impatto ambientale (VIA) che si concludano in 3 mesi, dimenticando che la salute dell’ambiente necessita di VIA fatte seriamente ed obiettivamente, a prescindere da quale sia il tempo necessario per il loro completamento. Veltroni poi dice “SI ad infrastrutture moderne e sostenibili come i rigassificatori, i termovalorizzatori, il TAV Lione – Torino – Trieste” attribuendo alle stesse, valenze taumaturgiche per quanto riguarda la salvaguardia ambientale. In base a quale ribaltamento delle cognizioni scientifiche i rigassificatori, i forni inceneritori ed il TAV dovrebbero contribuire a migliorare l’ambiente Veltroni non lo dice, ma le sue parole lasciano intuire che il pullman del PD non si sia mai fermato nel Mugello o accanto agli oltre 50 inceneritori già attivi nel nostro Paese, per constatare quanto bene all’ambiente e alle persone abbiano già fatto TAV ed inceneritori.
Più infrastrutture, costruite più in fretta = più ambiente è l’equazione che Walter propone nel proprio programma elettorale.
Silvio Berlusconi un vero e proprio programma di governo non l’ha ancora stilato, ma ha già affermato a più riprese come occorra costruire le grandi opere, compreso il TAV Torino – Lione ed il ponte sullo Stretto di Messina ed occorra costruirle in fretta, anche con l’uso della forza qualora le popolazioni locali si oppongano.
Per immaginare l’Italia del dopo elezioni basta volgere gli occhi alla Cina, a quella Cina che, sotto lo sguardo “ammirato” del Corriere della Sera che le dedica un lungo articolo, sta mettendo da tempo in pratica con certosina precisione i programmi elettorali di Walter e Silvio.
In soli 12 mesi saranno costruiti 8.330 km di autostrade, in soli 3 anni 15.000 km di ferrovie dei quali 7.000 ad alta velocità, in soli 2 anni sarà completato il nuovo grattacielo di Shanghai dell’altezza di 580 metri che sorgerà al fianco di 2 “fratelli” alti oltre 400m, in soli 5 anni sarà costruito il ponte di Hanghzhou che con i suoi 36 km sarà il più lungo del mondo, in soli 13 anni è stata costruita la diga delle Tre Gole che è la più grande del mondo. Una Cina dove negli ultimi 30 anni sono stati asfaltati 3.570.000 km di territorio, svariati milioni di persone sono state allontanate con la forza dalle proprie case a causa della costruzione di qualche grande opera, 800 laghi sono scomparsi, l’85% delle foreste originarie non esiste più, l’inquinamento dello Yangtze (terzo fiume del mondo) è aumentato del 70%, l’acqua di 500 città che sorgono lungo il suo corso ha cessato di essere potabile e le riserve di pesce sono diminuite del 75%.
L’ambientalismo del fare in Cina è da tempo una realtà e le grandi opere vengono realizzate in tempi da record, come Walter e Silvio auspicano potrà presto avvenire anche in Italia. L’ambiente in virtù di tutto ciò si sta trasformando in maniera sorprendente, ma purtroppo per i nostri “eroi” la risultante della trasformazione non sarà un ecosistema compatibile con l’esistenza della specie umana. L’ambientalismo del fare è solo una patetica mistificazione per accreditare come “ecologiche” grandi opere che in realtà distruggeranno l’ambiente e la salute dei cittadini che loro malgrado saranno costretti a conviverci, anche con la forza. A dispetto di Walter e Silvio e dei loro proclami elettorali, mentre l’uomo per sopravvivere necessita di un ambiente in salute, l’ambiente per restare in salute non ha alcun bisogno dell’uomo e di falsi ambientalisti alla ricerca di voti.
Walter Veltroni nel nuovo programma di governo del PD propone al quinto punto “l’ambientalismo del fare” in contrapposizione a quello che lui chiama “ambientalismo del NO”, dimenticando che esiste un modo solo per difendere l’ambiente nel quale viviamo e consiste nel preservarlo dallo scempio a cui l’uomo lo sottopone giornalmente attraverso le proprie azioni. Veltroni propone valutazioni d’impatto ambientale (VIA) che si concludano in 3 mesi, dimenticando che la salute dell’ambiente necessita di VIA fatte seriamente ed obiettivamente, a prescindere da quale sia il tempo necessario per il loro completamento. Veltroni poi dice “SI ad infrastrutture moderne e sostenibili come i rigassificatori, i termovalorizzatori, il TAV Lione – Torino – Trieste” attribuendo alle stesse, valenze taumaturgiche per quanto riguarda la salvaguardia ambientale. In base a quale ribaltamento delle cognizioni scientifiche i rigassificatori, i forni inceneritori ed il TAV dovrebbero contribuire a migliorare l’ambiente Veltroni non lo dice, ma le sue parole lasciano intuire che il pullman del PD non si sia mai fermato nel Mugello o accanto agli oltre 50 inceneritori già attivi nel nostro Paese, per constatare quanto bene all’ambiente e alle persone abbiano già fatto TAV ed inceneritori.
Più infrastrutture, costruite più in fretta = più ambiente è l’equazione che Walter propone nel proprio programma elettorale.
Silvio Berlusconi un vero e proprio programma di governo non l’ha ancora stilato, ma ha già affermato a più riprese come occorra costruire le grandi opere, compreso il TAV Torino – Lione ed il ponte sullo Stretto di Messina ed occorra costruirle in fretta, anche con l’uso della forza qualora le popolazioni locali si oppongano.
Per immaginare l’Italia del dopo elezioni basta volgere gli occhi alla Cina, a quella Cina che, sotto lo sguardo “ammirato” del Corriere della Sera che le dedica un lungo articolo, sta mettendo da tempo in pratica con certosina precisione i programmi elettorali di Walter e Silvio.
In soli 12 mesi saranno costruiti 8.330 km di autostrade, in soli 3 anni 15.000 km di ferrovie dei quali 7.000 ad alta velocità, in soli 2 anni sarà completato il nuovo grattacielo di Shanghai dell’altezza di 580 metri che sorgerà al fianco di 2 “fratelli” alti oltre 400m, in soli 5 anni sarà costruito il ponte di Hanghzhou che con i suoi 36 km sarà il più lungo del mondo, in soli 13 anni è stata costruita la diga delle Tre Gole che è la più grande del mondo. Una Cina dove negli ultimi 30 anni sono stati asfaltati 3.570.000 km di territorio, svariati milioni di persone sono state allontanate con la forza dalle proprie case a causa della costruzione di qualche grande opera, 800 laghi sono scomparsi, l’85% delle foreste originarie non esiste più, l’inquinamento dello Yangtze (terzo fiume del mondo) è aumentato del 70%, l’acqua di 500 città che sorgono lungo il suo corso ha cessato di essere potabile e le riserve di pesce sono diminuite del 75%.
L’ambientalismo del fare in Cina è da tempo una realtà e le grandi opere vengono realizzate in tempi da record, come Walter e Silvio auspicano potrà presto avvenire anche in Italia. L’ambiente in virtù di tutto ciò si sta trasformando in maniera sorprendente, ma purtroppo per i nostri “eroi” la risultante della trasformazione non sarà un ecosistema compatibile con l’esistenza della specie umana. L’ambientalismo del fare è solo una patetica mistificazione per accreditare come “ecologiche” grandi opere che in realtà distruggeranno l’ambiente e la salute dei cittadini che loro malgrado saranno costretti a conviverci, anche con la forza. A dispetto di Walter e Silvio e dei loro proclami elettorali, mentre l’uomo per sopravvivere necessita di un ambiente in salute, l’ambiente per restare in salute non ha alcun bisogno dell’uomo e di falsi ambientalisti alla ricerca di voti.
giovedì 21 febbraio 2008
CALCIOMERCATO
Marco Cedolin
I giornali di questa Italia pre elettorale somigliano in maniera sorprendente alle pagine della Gazzetta dello sport durante i caldi mesi estivi, quando il campionato è fermo e solamente le notizie di calciomercato, spesso abbondantemente condite di fantasia, riescono a garantire un minimo di tiratura grazie ai tanti che amano berle fresche per stemperare gli effetti della canicola.
Il PD di Walter Veltroni con sulla maglia lo sponsor di Confindustria e il PDL di Silvio Berlusconi sponsorizzato Mediaset sono le uniche due squadre in grado di contendersi lo “scudetto”. Non esistono outsider o possibili squadre rivelazione in quanto è troppo grande in divario tecnico (leggasi economico) che separa qualunque altra formazione dall’accoppiata PD – PDL.
Veltroni conscio che la sua squadra partirà probabilmente con 10 punti di penalizzazione (comminatigli dal giudice sportivo per il comportamento durante gli ultimi 2 anni di governo) ha deciso fin da subito di giocare d’anticipo e la sua tattica fino a questo momento sembra lo stia premiando. Veltroni ha deciso di cambiare modulo e giocare a zona, sostituendo le incorporazioni alle coalizioni, ed il Cavaliere ha dovuto correre ai ripari imitandolo per non rischiare di apparire anacronistico. Veltroni ha deciso di rendere pubblico per primo il proprio programma elettorale, mettendo in cima alla lista dei 12 punti dei quali si compone l’intenzione di regalare agli italiani il TAV, i cancrovalorizzatori, i rigassificatori e nuove autostrade, seguiti da meno tasse, più sicurezza e la “revisione” della legge sull’aborto. Ed ora Berlusconi si ritroverà costretto a copiarlo riga per riga avendo come unica alternativa impraticabile quella di cambiare maglia (e sponsor) e stilare un programma di sinistra. Veltroni è riuscito perfino ad importare direttamente dagli USA l’inno della propria squadra che ha già scalzato dalla vetta della hit parade il gingle di Forza Italia, lasciando Berlusconi basito ed indeciso fra domandare a McCain di scriverne uno o usare quello di Walker Texas Ranger che con McCain non sembra però vada molto d’accordo.
L’impressione è quella che il PD di Veltroni intenda giocare un calcio più liberista e spregiudicato, maggiormente gradito agli osservatori, mentre il Cavaliere si trovi sempre un metro indietro rispetto all’avversario, proprio su quel terreno che è sempre stato il suo.
Tattiche a parte sarà però il calciomercato a risultare determinante ed anche in questo ambito i giornali specializzati hanno già offerto gustose anticipazioni.
Berlusconi dopo avere rinunciato ad un centrocampista d’eccellenza come Casini, sembra avere abbandonato anche l’opzione Giuliano Ferrara che nonostante possedesse una grinta degna di ringhio Gattuso è stato giudicato troppo soprappeso. Niente da fare anche per Mastella, ottimo terzino però troppo falloso, mentre Aida Yespica, giovanissima ala con poca esperienza ma indubbie doti fisiche ha rifiutato il trasferimento fra i professionisti. La ricerca continua con l’ausilio di dozzine di talent scout, ma l’impresa non risulta facile anche alla luce del fatto che qualche ora fa il coordinatore Bondi ha dichiarato che non saranno ingaggiati (leggasi candidati) coloro che hanno procedimenti penali in corso, facendo proprio ed in questo caso superando a sinistra l’undicesimo punto del programma elettorale di Veltroni.
Veltroni lasciata a casa la sinistra radicale che continua a giocare ad uomo e mai sarebbe in grado di assimilare i dettami della zona, ha defenestrato anche il centrocampista Boselli troppo molle quando entra sulla palla, mentre ha messo a segno un importante colpo di mercato acquistando (seppure in prestito) il portiere Di Pietro, uomo che gode delle simpatie di molti fra coloro che hanno partecipato al V Day di Beppe Grillo, non ultimo un bravo giornalista come Marco Travaglio. Altrettanto importante è stata l’operazione con la quale Veltroni è riuscito ad ingaggiare in un colpo solo il Presidente dei giovani industriali Matteo Colaninno ed il giovane operaio fra i superstiti del rogo alla Thyssenkrupp, Antonio Boccuzzi, il cui collega Ciro Argentino è già stato rilevato dalla Sinistra Arcobaleno che ha giocato d’anticipo. Due centravanti, l’industriale Colaninno e l’operaio Boccuzzi, magari con poca esperienza ma in grado d’incidere in area di rigore, anche perché estremamente complementari fra loro. Niente spazio invece per il fluidificante Ciriaco De Mita ormai in lite con l’allenatore, ritenuto troppo vecchio ed imbolsito per ricoprire un ruolo che necessita di dinamismo. Porte aperte al contrario per un tornante offensivo come Emma Bonino, che può portare qualche centinaio di migliaia di voti, anche se le sue spigolosità caratteriali non la rendono gradita al resto della squadra. Si vocifera anche di un interessamento di Veltroni per il giovane fantasista Saviano, scrittore emergente e molto amato, mentre non sono ancora tramontate le speranze di concludere il “colpo di mercato” della stagione acquistando il pallone d’oro Montezemolo, ma in questo caso la strada sembra molto in salita.
Si è fatto tardi, la Gazzetta dello sport merita il tempo di un caffè ed una sigaretta, e l’estate alla fine di febbraio è ancora qualcosa di molto lontano, sarà mai possibile che non si riesca a trovare un altro giornale? Dovrà pur essere accaduto qualcosa di serio in questo Paese.
I giornali di questa Italia pre elettorale somigliano in maniera sorprendente alle pagine della Gazzetta dello sport durante i caldi mesi estivi, quando il campionato è fermo e solamente le notizie di calciomercato, spesso abbondantemente condite di fantasia, riescono a garantire un minimo di tiratura grazie ai tanti che amano berle fresche per stemperare gli effetti della canicola.
Il PD di Walter Veltroni con sulla maglia lo sponsor di Confindustria e il PDL di Silvio Berlusconi sponsorizzato Mediaset sono le uniche due squadre in grado di contendersi lo “scudetto”. Non esistono outsider o possibili squadre rivelazione in quanto è troppo grande in divario tecnico (leggasi economico) che separa qualunque altra formazione dall’accoppiata PD – PDL.
Veltroni conscio che la sua squadra partirà probabilmente con 10 punti di penalizzazione (comminatigli dal giudice sportivo per il comportamento durante gli ultimi 2 anni di governo) ha deciso fin da subito di giocare d’anticipo e la sua tattica fino a questo momento sembra lo stia premiando. Veltroni ha deciso di cambiare modulo e giocare a zona, sostituendo le incorporazioni alle coalizioni, ed il Cavaliere ha dovuto correre ai ripari imitandolo per non rischiare di apparire anacronistico. Veltroni ha deciso di rendere pubblico per primo il proprio programma elettorale, mettendo in cima alla lista dei 12 punti dei quali si compone l’intenzione di regalare agli italiani il TAV, i cancrovalorizzatori, i rigassificatori e nuove autostrade, seguiti da meno tasse, più sicurezza e la “revisione” della legge sull’aborto. Ed ora Berlusconi si ritroverà costretto a copiarlo riga per riga avendo come unica alternativa impraticabile quella di cambiare maglia (e sponsor) e stilare un programma di sinistra. Veltroni è riuscito perfino ad importare direttamente dagli USA l’inno della propria squadra che ha già scalzato dalla vetta della hit parade il gingle di Forza Italia, lasciando Berlusconi basito ed indeciso fra domandare a McCain di scriverne uno o usare quello di Walker Texas Ranger che con McCain non sembra però vada molto d’accordo.
L’impressione è quella che il PD di Veltroni intenda giocare un calcio più liberista e spregiudicato, maggiormente gradito agli osservatori, mentre il Cavaliere si trovi sempre un metro indietro rispetto all’avversario, proprio su quel terreno che è sempre stato il suo.
Tattiche a parte sarà però il calciomercato a risultare determinante ed anche in questo ambito i giornali specializzati hanno già offerto gustose anticipazioni.
Berlusconi dopo avere rinunciato ad un centrocampista d’eccellenza come Casini, sembra avere abbandonato anche l’opzione Giuliano Ferrara che nonostante possedesse una grinta degna di ringhio Gattuso è stato giudicato troppo soprappeso. Niente da fare anche per Mastella, ottimo terzino però troppo falloso, mentre Aida Yespica, giovanissima ala con poca esperienza ma indubbie doti fisiche ha rifiutato il trasferimento fra i professionisti. La ricerca continua con l’ausilio di dozzine di talent scout, ma l’impresa non risulta facile anche alla luce del fatto che qualche ora fa il coordinatore Bondi ha dichiarato che non saranno ingaggiati (leggasi candidati) coloro che hanno procedimenti penali in corso, facendo proprio ed in questo caso superando a sinistra l’undicesimo punto del programma elettorale di Veltroni.
Veltroni lasciata a casa la sinistra radicale che continua a giocare ad uomo e mai sarebbe in grado di assimilare i dettami della zona, ha defenestrato anche il centrocampista Boselli troppo molle quando entra sulla palla, mentre ha messo a segno un importante colpo di mercato acquistando (seppure in prestito) il portiere Di Pietro, uomo che gode delle simpatie di molti fra coloro che hanno partecipato al V Day di Beppe Grillo, non ultimo un bravo giornalista come Marco Travaglio. Altrettanto importante è stata l’operazione con la quale Veltroni è riuscito ad ingaggiare in un colpo solo il Presidente dei giovani industriali Matteo Colaninno ed il giovane operaio fra i superstiti del rogo alla Thyssenkrupp, Antonio Boccuzzi, il cui collega Ciro Argentino è già stato rilevato dalla Sinistra Arcobaleno che ha giocato d’anticipo. Due centravanti, l’industriale Colaninno e l’operaio Boccuzzi, magari con poca esperienza ma in grado d’incidere in area di rigore, anche perché estremamente complementari fra loro. Niente spazio invece per il fluidificante Ciriaco De Mita ormai in lite con l’allenatore, ritenuto troppo vecchio ed imbolsito per ricoprire un ruolo che necessita di dinamismo. Porte aperte al contrario per un tornante offensivo come Emma Bonino, che può portare qualche centinaio di migliaia di voti, anche se le sue spigolosità caratteriali non la rendono gradita al resto della squadra. Si vocifera anche di un interessamento di Veltroni per il giovane fantasista Saviano, scrittore emergente e molto amato, mentre non sono ancora tramontate le speranze di concludere il “colpo di mercato” della stagione acquistando il pallone d’oro Montezemolo, ma in questo caso la strada sembra molto in salita.
Si è fatto tardi, la Gazzetta dello sport merita il tempo di un caffè ed una sigaretta, e l’estate alla fine di febbraio è ancora qualcosa di molto lontano, sarà mai possibile che non si riesca a trovare un altro giornale? Dovrà pur essere accaduto qualcosa di serio in questo Paese.
sabato 16 febbraio 2008
COMPRA UN POSTO IN PRIMA FILA
Marco Cedolin
Quella venuta in mente ad Alberto Perino, uno dei valsusini più fantasiosi e tenaci fra i molti che si oppongono al TAV e non sono mai stati sfiorati dall’idea di pentirsi, è un’idea geniale di quelle destinate a lasciare il segno. Lo si è potuto evincere fin da subito constatando come la Valle NO TAV che molti avrebbero voluto ormai “addomesticata” sia tornata a fare parlare di sé sulle prime pagine dei giornali e sui “telebugia” nazionali, per approdare perfino alla TV francese, lasciando basita buona parte della classe politica italiana che non brilla certo in quanto a fantasia.
La proposta fatta ai 32.000 cittadini della Valle di Susa che la scorsa estate hanno firmato il documento di contrarietà al TAV, ma anche a tutti coloro che quel documento non hanno potuto firmarlo è quella di acquistare 1 mq della loro Valle nei territori che dovrebbero essere oggetto dei cantieri per la costruzione dell’opera.
Quando arriveranno le ruspe migliaia di proprietari potranno così concretamente esercitare il diritto legale di opposizione a qualunque decreto di esproprio o di occupazione temporanea che dovrà essere notificato, stando alla legislazione attuale, ad ogni singolo proprietario, dilatando in questa maniera a dismisura i tempi di costruzione dell’opera.
La genialità dell’operazione come si può ben comprendere va però molto al di là dell’aspetto meramente burocratico, in quanto dischiude nuovi orizzonti di lotta legale e non violenta che sono in grado di mettere in crisi l’arroganza dei poteri finanziari e politici che prevaricano sistematicamente i cittadini. Cittadini che difendono la propria terra ed il proprio futuro con i denti diventando simbolicamente proprietari di una parte infinitesimale di quel territorio che la mafia del cemento e del tondino intende cementificare, inquinare, violentare e distruggere.
Immaginate se tutte le centinaia di realtà che in Italia stanno lottando contro le nocività facessero propria l’idea di Alberto Perino. Se tutti coloro che lottano contro il TAV, gli inceneritori, le discariche, le centrali a carbone e turbogas, le nuove autostrade, i rigassificatori ed ogni altra grande opera attraverso la quale verrà devastato il territorio in cui vivono, decideranno nei prossimi mesi di acquistare collettivamente porzioni dei terreni sui quali dovrebbero sorgere questi mostri.
La Valle di Susa, dove i cittadini hanno iniziato ad acquistare “un posto in prima fila” può essere il preludio di tanti nuovi palcoscenici quanti i politici immersi fra i sondaggi della campagna elettorale neppure possono immaginare.
Una cosa è certa, si tratterà comunque di uno spettacolo da non perdere per nulla al mondo e le adesioni, prima ancora che il progetto sia partito ufficialmente sono già svariate centinaia.
Pochi pentiti ma molti in prima fila!
Quella venuta in mente ad Alberto Perino, uno dei valsusini più fantasiosi e tenaci fra i molti che si oppongono al TAV e non sono mai stati sfiorati dall’idea di pentirsi, è un’idea geniale di quelle destinate a lasciare il segno. Lo si è potuto evincere fin da subito constatando come la Valle NO TAV che molti avrebbero voluto ormai “addomesticata” sia tornata a fare parlare di sé sulle prime pagine dei giornali e sui “telebugia” nazionali, per approdare perfino alla TV francese, lasciando basita buona parte della classe politica italiana che non brilla certo in quanto a fantasia.
La proposta fatta ai 32.000 cittadini della Valle di Susa che la scorsa estate hanno firmato il documento di contrarietà al TAV, ma anche a tutti coloro che quel documento non hanno potuto firmarlo è quella di acquistare 1 mq della loro Valle nei territori che dovrebbero essere oggetto dei cantieri per la costruzione dell’opera.
Quando arriveranno le ruspe migliaia di proprietari potranno così concretamente esercitare il diritto legale di opposizione a qualunque decreto di esproprio o di occupazione temporanea che dovrà essere notificato, stando alla legislazione attuale, ad ogni singolo proprietario, dilatando in questa maniera a dismisura i tempi di costruzione dell’opera.
La genialità dell’operazione come si può ben comprendere va però molto al di là dell’aspetto meramente burocratico, in quanto dischiude nuovi orizzonti di lotta legale e non violenta che sono in grado di mettere in crisi l’arroganza dei poteri finanziari e politici che prevaricano sistematicamente i cittadini. Cittadini che difendono la propria terra ed il proprio futuro con i denti diventando simbolicamente proprietari di una parte infinitesimale di quel territorio che la mafia del cemento e del tondino intende cementificare, inquinare, violentare e distruggere.
Immaginate se tutte le centinaia di realtà che in Italia stanno lottando contro le nocività facessero propria l’idea di Alberto Perino. Se tutti coloro che lottano contro il TAV, gli inceneritori, le discariche, le centrali a carbone e turbogas, le nuove autostrade, i rigassificatori ed ogni altra grande opera attraverso la quale verrà devastato il territorio in cui vivono, decideranno nei prossimi mesi di acquistare collettivamente porzioni dei terreni sui quali dovrebbero sorgere questi mostri.
La Valle di Susa, dove i cittadini hanno iniziato ad acquistare “un posto in prima fila” può essere il preludio di tanti nuovi palcoscenici quanti i politici immersi fra i sondaggi della campagna elettorale neppure possono immaginare.
Una cosa è certa, si tratterà comunque di uno spettacolo da non perdere per nulla al mondo e le adesioni, prima ancora che il progetto sia partito ufficialmente sono già svariate centinaia.
Pochi pentiti ma molti in prima fila!
martedì 12 febbraio 2008
LA GRANDE ABBUFFATA
Marco Cedolin
Scongiurata almeno per il momento la possibilità che banchieri ed industriali procedano direttamente al governo del paese senza il bisogno di alcun intermediario, tutto il circo della politica si è gettato con furia belluina fra le pieghe di una campagna elettorale dai contorni ancora sfumati ma che già lascia intuire come il confine fra comicità e tragedia sia davvero una linea molto sottile.
Non potendo permettersi di cambiare l’identità dei mestieranti (pena l’acquisizione dello status di disoccupati) la classe politica italiana, imbolsita fino all’inverosimile, ha deciso ancora una volta di cambiare la coreografia dello spettacolo anziché la trama e gli attori, affinché si abbia la percezione illusoria di una qualche novità, mentre il copione anacronistico continua a perpetuare sé stesso.
Simboli liste ed alleanze stanno iniziando a prendere forma in un fantasmagorico crogiuolo di colori, slogan e vessilli, all’interno del quale perfino i simboli più legati alle tradizioni come fiamma e falce e martello rischiano di finire rottamati, quasi si trattasse di un’auto euro 0, per venire sostituiti da tricolori ed arcobaleni assortiti molto più trendy ed accattivanti.
Sullo sfondo di un programma unico, imperniato sulla crescita e lo sviluppo del Paese (proponimento d’obbligo per potere aspirare a raccogliere qualche voto) le parole d’ordine sono fusione, incorporazione, accorpamento, assorbimento, inclusione. Finita l’era delle grandi coalizioni, dove una molteplicità di partiti si raggruppavano intorno a due leader (Berlusconi/Prodi, Rutelli/Berlusconi, Prodi/Berlusconi) sulla base di programmi ai quali non è mai stato dato seguito, sta iniziando l’era dei grandi partiti che fagocitano quelli piccoli introiettandoli al proprio interno, dopo avere imposto loro l’accettazione di un programma precostituito, al quale ovviamente non verrà dato seguito. Gli uomini politici restano gli stessi, i meccanismi del clientelismo anche, le false promesse da disattendere e la manifesta incapacità di leggere le dinamiche socio/economiche del presente pure, ma tutti potranno affermare con grande baldanza che finalmente è nato qualcosa di nuovo.
E’ nato il nuovo Partito Democratico di Walter Veltroni, consumato cabarettista che esclamando “yes we can” e parodiando Barack Obama alle primarie americane, promette la diminuzione delle tasse, ma anche l’aumento dei salari, ma anche la riduzione del debito pubblico, ma anche più infrastrutture, ma anche più ecologia, ma anche…
Appena si smette di cantare yes we can ci si rende però subito conto che il nuovo PD è composto da vecchi componenti della Margherita che a sua volta era formata da ancor più vecchi politici della DC e di altri partiti della prima repubblica, stretti in un abbraccio fraterno con la vecchia classe politica dei DS derivante sostanzialmente da quello che nell’archeologia politica era l’antico PCI. Probabilmente entrerà a farne parte anche l’Italia dei “lavori” di Antonio di Pietro che sembra disponibile a venire incorporato nella nuova infrastruttura, mentre altri soggetti politici meno arrendevoli saranno probabilmente destinati a restarne fuori.
Tranne la passione per la bandiera a stelle e strisce del suo capo comico e l’intenzione di diminuire quelle tasse che ha invece alzato durante gli ultimi 2 anni nei quali è stato al governo, riesce davvero difficile trovare qualche elemento di novità all’interno di un partito come il PD che somiglia a quelle vetture costruite in Yugoslavia negli anni 80, le quali seppur nuove fiammanti venivano allestite assemblando insieme il muso di una vecchia Fiat 128 con la coda di un’altrettanto datata Fiat 127, per la gioia della famiglia Agnelli che aveva trovato il modo di rivendere all’estero le catene di montaggio ormai dismesse.
E’ nato il nuovo Partito delle Libertà di Silvio Berlusconi che ha incorporato i resti di Alleanza Nazionale, ha convinto la Mussolini a spegnere la fiamma, ha concluso una semi annessione della Lega Nord di Bossi e sta cercando d’indurre gli ex DC Casini e Mastella ad entrare nella “famiglia allargata” rinunciando ai propri simboli.
Il Cavaliere più sorridente che mai promette di “rimettere i soldi nelle tasche dei cittadini, per rilanciare i consumi e l’economia”. A guardarlo se cantasse “yes we can” anche lui, potrebbe perfino sembrare un altro, anziché la persona che con gli stessi alleati ha governato l’Italia per 5 anni riuscendo a far crescere solo le spese di cancelleria dei tribunali. Quando poi si cimenta nel suo numero migliore, promettendo “la creazione di nuovi posti di lavoro” ogni italiano si ritrova a fare gesti scaramantici per riflesso condizionato, memore di come andò a finire la volta scorsa. Un milione? No, davvero, un migliaio bastano e avanzano, altrimenti questa volta c’è il rischio che diventino precari perfino i pensionati.
E’ nata la nuova Sinistra Arcobaleno che poi tutti continuano a chiamare Cosa Rossa, usando un lemmario più rude che però arriva al cuore del problema. Si tratta dell’unione di quei partiti comunemente definiti “sinistra radicale”, derivanti in larga parte dalle scissioni della scissione dell’antico PCI. Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi non hanno deciso di fondersi fra loro seguendo la strategia del “grande partito” e ricercando la novità, ma hanno dovuto farlo per cause di forza maggiore, non esistendo alcun grande partito intenzionato ad incorporarli. Troppo scomodi perfino quando, come nell’ultima legislatura, hanno sottoscritto supinamente ogni decisione del governo anche qualora completamente antitetica ai propri programmi, fino al punto di arrivare a firmare un dodecalogo che è costato loro la stima di buona parte del proprio elettorato. Hanno cercato fino all’ultimo (e probabilmente continueranno a farlo) un’improbabile alleanza con il PD ma Veltroni sembra irremovibile quando canta in italiano “voi non potete”.
Vagano ancora allo stato brado alcuni piccoli partiti, come la Destra di Storace e la Rosa nel Pugno ma c’è da scommettere che si accaseranno presto quando l’imminenza delle elezioni renderà i “grandi partiti” molto più arrendevoli.
Dopo il voto poi, tanta smania di accorpamento e voglia di novità potrebbero debordare e sono in molti che già ipotizzano la fusione delle fusioni che dia vita al partito unico “destrasinistra” dove Veltroni e Berlusconi cammineranno a braccetto fischiettando “yes we can”. Ma non spingiamoci oltre con la fantasia in quanto troppe novità tutte in una volta potrebbe turbare la tranquillità dei nostri sonni.
A proposito di sonni, c’è una domanda che continua a perseguitarmi ogni volta che poso la testa sul cuscino. Ma il “popolo” di Beppe Grillo, quello impropriamente catalogato come “antipolitica” e quantificato dopo il V. Day dell’8 settembre da alcuni sondaggisti improvvidi nella misura di addirittura il 17% dell’elettorato italiano, quello avrà colto il segnale di novità ed andrà a votare?
Scongiurata almeno per il momento la possibilità che banchieri ed industriali procedano direttamente al governo del paese senza il bisogno di alcun intermediario, tutto il circo della politica si è gettato con furia belluina fra le pieghe di una campagna elettorale dai contorni ancora sfumati ma che già lascia intuire come il confine fra comicità e tragedia sia davvero una linea molto sottile.
Non potendo permettersi di cambiare l’identità dei mestieranti (pena l’acquisizione dello status di disoccupati) la classe politica italiana, imbolsita fino all’inverosimile, ha deciso ancora una volta di cambiare la coreografia dello spettacolo anziché la trama e gli attori, affinché si abbia la percezione illusoria di una qualche novità, mentre il copione anacronistico continua a perpetuare sé stesso.
Simboli liste ed alleanze stanno iniziando a prendere forma in un fantasmagorico crogiuolo di colori, slogan e vessilli, all’interno del quale perfino i simboli più legati alle tradizioni come fiamma e falce e martello rischiano di finire rottamati, quasi si trattasse di un’auto euro 0, per venire sostituiti da tricolori ed arcobaleni assortiti molto più trendy ed accattivanti.
Sullo sfondo di un programma unico, imperniato sulla crescita e lo sviluppo del Paese (proponimento d’obbligo per potere aspirare a raccogliere qualche voto) le parole d’ordine sono fusione, incorporazione, accorpamento, assorbimento, inclusione. Finita l’era delle grandi coalizioni, dove una molteplicità di partiti si raggruppavano intorno a due leader (Berlusconi/Prodi, Rutelli/Berlusconi, Prodi/Berlusconi) sulla base di programmi ai quali non è mai stato dato seguito, sta iniziando l’era dei grandi partiti che fagocitano quelli piccoli introiettandoli al proprio interno, dopo avere imposto loro l’accettazione di un programma precostituito, al quale ovviamente non verrà dato seguito. Gli uomini politici restano gli stessi, i meccanismi del clientelismo anche, le false promesse da disattendere e la manifesta incapacità di leggere le dinamiche socio/economiche del presente pure, ma tutti potranno affermare con grande baldanza che finalmente è nato qualcosa di nuovo.
E’ nato il nuovo Partito Democratico di Walter Veltroni, consumato cabarettista che esclamando “yes we can” e parodiando Barack Obama alle primarie americane, promette la diminuzione delle tasse, ma anche l’aumento dei salari, ma anche la riduzione del debito pubblico, ma anche più infrastrutture, ma anche più ecologia, ma anche…
Appena si smette di cantare yes we can ci si rende però subito conto che il nuovo PD è composto da vecchi componenti della Margherita che a sua volta era formata da ancor più vecchi politici della DC e di altri partiti della prima repubblica, stretti in un abbraccio fraterno con la vecchia classe politica dei DS derivante sostanzialmente da quello che nell’archeologia politica era l’antico PCI. Probabilmente entrerà a farne parte anche l’Italia dei “lavori” di Antonio di Pietro che sembra disponibile a venire incorporato nella nuova infrastruttura, mentre altri soggetti politici meno arrendevoli saranno probabilmente destinati a restarne fuori.
Tranne la passione per la bandiera a stelle e strisce del suo capo comico e l’intenzione di diminuire quelle tasse che ha invece alzato durante gli ultimi 2 anni nei quali è stato al governo, riesce davvero difficile trovare qualche elemento di novità all’interno di un partito come il PD che somiglia a quelle vetture costruite in Yugoslavia negli anni 80, le quali seppur nuove fiammanti venivano allestite assemblando insieme il muso di una vecchia Fiat 128 con la coda di un’altrettanto datata Fiat 127, per la gioia della famiglia Agnelli che aveva trovato il modo di rivendere all’estero le catene di montaggio ormai dismesse.
E’ nato il nuovo Partito delle Libertà di Silvio Berlusconi che ha incorporato i resti di Alleanza Nazionale, ha convinto la Mussolini a spegnere la fiamma, ha concluso una semi annessione della Lega Nord di Bossi e sta cercando d’indurre gli ex DC Casini e Mastella ad entrare nella “famiglia allargata” rinunciando ai propri simboli.
Il Cavaliere più sorridente che mai promette di “rimettere i soldi nelle tasche dei cittadini, per rilanciare i consumi e l’economia”. A guardarlo se cantasse “yes we can” anche lui, potrebbe perfino sembrare un altro, anziché la persona che con gli stessi alleati ha governato l’Italia per 5 anni riuscendo a far crescere solo le spese di cancelleria dei tribunali. Quando poi si cimenta nel suo numero migliore, promettendo “la creazione di nuovi posti di lavoro” ogni italiano si ritrova a fare gesti scaramantici per riflesso condizionato, memore di come andò a finire la volta scorsa. Un milione? No, davvero, un migliaio bastano e avanzano, altrimenti questa volta c’è il rischio che diventino precari perfino i pensionati.
E’ nata la nuova Sinistra Arcobaleno che poi tutti continuano a chiamare Cosa Rossa, usando un lemmario più rude che però arriva al cuore del problema. Si tratta dell’unione di quei partiti comunemente definiti “sinistra radicale”, derivanti in larga parte dalle scissioni della scissione dell’antico PCI. Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi non hanno deciso di fondersi fra loro seguendo la strategia del “grande partito” e ricercando la novità, ma hanno dovuto farlo per cause di forza maggiore, non esistendo alcun grande partito intenzionato ad incorporarli. Troppo scomodi perfino quando, come nell’ultima legislatura, hanno sottoscritto supinamente ogni decisione del governo anche qualora completamente antitetica ai propri programmi, fino al punto di arrivare a firmare un dodecalogo che è costato loro la stima di buona parte del proprio elettorato. Hanno cercato fino all’ultimo (e probabilmente continueranno a farlo) un’improbabile alleanza con il PD ma Veltroni sembra irremovibile quando canta in italiano “voi non potete”.
Vagano ancora allo stato brado alcuni piccoli partiti, come la Destra di Storace e la Rosa nel Pugno ma c’è da scommettere che si accaseranno presto quando l’imminenza delle elezioni renderà i “grandi partiti” molto più arrendevoli.
Dopo il voto poi, tanta smania di accorpamento e voglia di novità potrebbero debordare e sono in molti che già ipotizzano la fusione delle fusioni che dia vita al partito unico “destrasinistra” dove Veltroni e Berlusconi cammineranno a braccetto fischiettando “yes we can”. Ma non spingiamoci oltre con la fantasia in quanto troppe novità tutte in una volta potrebbe turbare la tranquillità dei nostri sonni.
A proposito di sonni, c’è una domanda che continua a perseguitarmi ogni volta che poso la testa sul cuscino. Ma il “popolo” di Beppe Grillo, quello impropriamente catalogato come “antipolitica” e quantificato dopo il V. Day dell’8 settembre da alcuni sondaggisti improvvidi nella misura di addirittura il 17% dell’elettorato italiano, quello avrà colto il segnale di novità ed andrà a votare?
giovedì 31 gennaio 2008
NON E' FRANCESCO
Marco Cedolin
Non è Francesco ma Franco Marini il nome scritto sul pizzino dal Presidente Napolitano per designare colui che avrà il compito di creare un nuovo governo in grado di farsi carico di tutte quelle riforme che gli italiani si dice invochino come s’invoca l’acqua nel deserto.
La democrazia rappresentativa sta cercando con ogni mezzo di mascherare il proprio totale fallimento e diventa ogni giorno che passa più autoreferenziale, aggrappandosi allo stereotipo secondo il quale ogni azione viene intrapresa per il “bene dei cittadini”. In realtà il ruolo del cittadino è circoscritto al momento in cui gli si chiede di mettere una crocetta sulla scheda elettorale e delegare a rappresentarlo una consorteria di soggetti politici che lo hanno imbonito attraverso una lunga serie di promesse che si guarderanno bene dal mantenere. Dal giorno dopo sarà la consorteria a decidere quello che è meglio per il Paese e per i cittadini, quasi sempre in completa antitesi con le necessità e le aspirazioni dei cittadini stessi.
La maggior parte degli italiani è contraria alla guerra, ma nel nome dei cittadini e per il bene del Paese i soldi delle loro tasse sono stati usati per finanziare le guerre in Iraq, nella ex Yugoslavia e in Afghanistan, cui vanno aggiunte le svariate missioni di pace/guerra in giro per il mondo. La maggior parte dei cittadini giudica una calamità la legge 30 e il proliferare del precariato, ma nel nome dei cittadini e per il bene del Paese i governi di centrodestra come quelli di centrosinistra continuano ad operare affinché il precariato si diffonda sempre più. La maggior parte degli italiani è contraria all’incenerimento dei rifiuti, non fosse altro perché in possesso di un minimo istinto di sopravvivenza, ma nel nome dei cittadini e per il bene del Paese il denaro dei contribuenti viene usato per sovvenzionare la costruzione e la gestione degli inceneritori. La maggior parte degli italiani era contraria all’indulto, ma meno di 2 anni fa il governo Prodi varò l’indulto nel nome dei cittadini e per il bene del Paese. La lista potrebbe continuare all’infinito e ciascuno di noi, se il suo fegato non è a rischio, può dilettarsi ad allungarla a dismisura come si trattasse di un rotolo di carta igienica.
Tornando al buon Franco, che Francesco lo è stato solo per poche ore nel corso dei mai chiariti inciuci che hanno fatto da corollario alla sua elezione alla presidenza del Senato, anche la sua designazione rientra nel novero delle occasioni in cui la politica interpreta la volontà dei cittadini in maniera davvero singolare. Dopo quasi 2 anni di governo Prodi, così disastrosi da adombrare perfino la fama di quel Berlusconi che in materia di disastri si supponeva non potesse essere superato da nessuno, la maggioranza degli italiani auspicava (come molti sondaggi stanno a dimostrare) che si tornasse al voto. Non si trattava di una scelta carica di speranza e neppure d’illusioni, in quanto la maggior parte dei cittadini hanno ormai imparato ad accettare le regole della democrazia rappresentativa come si trattasse di una medicina cattiva alla quale purtroppo si ritiene non esistano alternative, ma si trattava comunque di una scelta.
Il Presidente Giorgio Napolitano, nel nome del popolo italiano, che non lo ha mai eletto, e per il bene del Paese, ha ritenuto più giusto non sciogliere le camere ed affidare a Franco Marini il compito di tentare la costruzione di un governo tecnico il cui scopo precipuo sia quello di portare a termine le riforme che più necessitano ai cittadini,cosa che Romano Prodi (lui si eletto dai cittadini sulla base di un programma dettagliato) in quasi 2 anni di governo non è stato in grado di fare.
L’abolizione della riforma Biagi? Nuove misure affinché le famiglie possano aspirare ad arrivare alla fine del mese? L’abolizione degli odiati Cip6? Provvedimenti per venire incontro alle famiglie in difficoltà? Un piano di edilizia popolare per chi è senza una casa? Una riforma che consenta la redistribuzione dei redditi? La ristrutturazione del sistema ferroviario? Una riforma del sistema pensionistico che consenta ai pensionati di oggi la sopravvivenza (che non c’è) ed ai pensionati di domani la speranza di arrivare a percepire una pensione? Misure per il rilancio dell’economia? Un piano di tutela dell’ambiente volto a ridurre gli effetti dell’inquinamento?
Nulla di tutto ciò, Franco Marini sarà chiamato, con la benedizione di Confindustria e della CEI e di fronte all’ostilità di tutto il centrodestra che già pregustava una probabile rivincita , a mettere in atto l’unica riforma della quale i cittadini italiani mai potrebbero fare a meno, quella della legge elettorale. Perché proprio fra le pieghe della legge elettorale si gioca il futuro del popolo italiano il cui unico pensiero è rivolto alle alchimie fatte di sbarramenti, percentuali, modelli tedeschi, francesi, spagnoli e perché no marziani, visto che sul pianeta rosso possiedono leggi elettorali che garantiscono salari sostanziosi, cieli tersi e puliti, equità fiscale, sanità e giustizia che funzionano a meraviglia e mutui a tasso così basso che non devi neppure preoccuparti di restituire il capitale.
Forse Confindustria, il sistema bancario e perfino la Chiesa, ormai stufi di mantenere dipendenti inetti come Prodi e Berlusconi, hanno fatto proprio il detto secondo cui “se vuoi un lavoro fatto bene devi fartelo personalmente”. Dove con tutta probabilità Franco fallirà e neppure Francesco riuscirà nell’impresa, potrebbero invece emergere Draghi o Montezemolo, per varare il primo governo veramente ecologico. Dal produttore al consumatore, eliminando le filiere e le pastoie burocratiche, per il voto c’è tempo e ci vorranno anni perché i partiti politici trovino un accordo sulla riforma più importante per gli italiani.
Non è Francesco ma Franco Marini il nome scritto sul pizzino dal Presidente Napolitano per designare colui che avrà il compito di creare un nuovo governo in grado di farsi carico di tutte quelle riforme che gli italiani si dice invochino come s’invoca l’acqua nel deserto.
La democrazia rappresentativa sta cercando con ogni mezzo di mascherare il proprio totale fallimento e diventa ogni giorno che passa più autoreferenziale, aggrappandosi allo stereotipo secondo il quale ogni azione viene intrapresa per il “bene dei cittadini”. In realtà il ruolo del cittadino è circoscritto al momento in cui gli si chiede di mettere una crocetta sulla scheda elettorale e delegare a rappresentarlo una consorteria di soggetti politici che lo hanno imbonito attraverso una lunga serie di promesse che si guarderanno bene dal mantenere. Dal giorno dopo sarà la consorteria a decidere quello che è meglio per il Paese e per i cittadini, quasi sempre in completa antitesi con le necessità e le aspirazioni dei cittadini stessi.
La maggior parte degli italiani è contraria alla guerra, ma nel nome dei cittadini e per il bene del Paese i soldi delle loro tasse sono stati usati per finanziare le guerre in Iraq, nella ex Yugoslavia e in Afghanistan, cui vanno aggiunte le svariate missioni di pace/guerra in giro per il mondo. La maggior parte dei cittadini giudica una calamità la legge 30 e il proliferare del precariato, ma nel nome dei cittadini e per il bene del Paese i governi di centrodestra come quelli di centrosinistra continuano ad operare affinché il precariato si diffonda sempre più. La maggior parte degli italiani è contraria all’incenerimento dei rifiuti, non fosse altro perché in possesso di un minimo istinto di sopravvivenza, ma nel nome dei cittadini e per il bene del Paese il denaro dei contribuenti viene usato per sovvenzionare la costruzione e la gestione degli inceneritori. La maggior parte degli italiani era contraria all’indulto, ma meno di 2 anni fa il governo Prodi varò l’indulto nel nome dei cittadini e per il bene del Paese. La lista potrebbe continuare all’infinito e ciascuno di noi, se il suo fegato non è a rischio, può dilettarsi ad allungarla a dismisura come si trattasse di un rotolo di carta igienica.
Tornando al buon Franco, che Francesco lo è stato solo per poche ore nel corso dei mai chiariti inciuci che hanno fatto da corollario alla sua elezione alla presidenza del Senato, anche la sua designazione rientra nel novero delle occasioni in cui la politica interpreta la volontà dei cittadini in maniera davvero singolare. Dopo quasi 2 anni di governo Prodi, così disastrosi da adombrare perfino la fama di quel Berlusconi che in materia di disastri si supponeva non potesse essere superato da nessuno, la maggioranza degli italiani auspicava (come molti sondaggi stanno a dimostrare) che si tornasse al voto. Non si trattava di una scelta carica di speranza e neppure d’illusioni, in quanto la maggior parte dei cittadini hanno ormai imparato ad accettare le regole della democrazia rappresentativa come si trattasse di una medicina cattiva alla quale purtroppo si ritiene non esistano alternative, ma si trattava comunque di una scelta.
Il Presidente Giorgio Napolitano, nel nome del popolo italiano, che non lo ha mai eletto, e per il bene del Paese, ha ritenuto più giusto non sciogliere le camere ed affidare a Franco Marini il compito di tentare la costruzione di un governo tecnico il cui scopo precipuo sia quello di portare a termine le riforme che più necessitano ai cittadini,cosa che Romano Prodi (lui si eletto dai cittadini sulla base di un programma dettagliato) in quasi 2 anni di governo non è stato in grado di fare.
L’abolizione della riforma Biagi? Nuove misure affinché le famiglie possano aspirare ad arrivare alla fine del mese? L’abolizione degli odiati Cip6? Provvedimenti per venire incontro alle famiglie in difficoltà? Un piano di edilizia popolare per chi è senza una casa? Una riforma che consenta la redistribuzione dei redditi? La ristrutturazione del sistema ferroviario? Una riforma del sistema pensionistico che consenta ai pensionati di oggi la sopravvivenza (che non c’è) ed ai pensionati di domani la speranza di arrivare a percepire una pensione? Misure per il rilancio dell’economia? Un piano di tutela dell’ambiente volto a ridurre gli effetti dell’inquinamento?
Nulla di tutto ciò, Franco Marini sarà chiamato, con la benedizione di Confindustria e della CEI e di fronte all’ostilità di tutto il centrodestra che già pregustava una probabile rivincita , a mettere in atto l’unica riforma della quale i cittadini italiani mai potrebbero fare a meno, quella della legge elettorale. Perché proprio fra le pieghe della legge elettorale si gioca il futuro del popolo italiano il cui unico pensiero è rivolto alle alchimie fatte di sbarramenti, percentuali, modelli tedeschi, francesi, spagnoli e perché no marziani, visto che sul pianeta rosso possiedono leggi elettorali che garantiscono salari sostanziosi, cieli tersi e puliti, equità fiscale, sanità e giustizia che funzionano a meraviglia e mutui a tasso così basso che non devi neppure preoccuparti di restituire il capitale.
Forse Confindustria, il sistema bancario e perfino la Chiesa, ormai stufi di mantenere dipendenti inetti come Prodi e Berlusconi, hanno fatto proprio il detto secondo cui “se vuoi un lavoro fatto bene devi fartelo personalmente”. Dove con tutta probabilità Franco fallirà e neppure Francesco riuscirà nell’impresa, potrebbero invece emergere Draghi o Montezemolo, per varare il primo governo veramente ecologico. Dal produttore al consumatore, eliminando le filiere e le pastoie burocratiche, per il voto c’è tempo e ci vorranno anni perché i partiti politici trovino un accordo sulla riforma più importante per gli italiani.
martedì 22 gennaio 2008
ARRIVA IL GOVERNO DESTRASINISTRA
Marco Cedolin
Il governo Prodi sembra ormai giunto al capolinea. Dopo la fuoriuscita di Mastella e l’allontanamento di Dini per il Premier non sarà probabilmente possibile costruire nuovi scampoli di sopravvivenza fra le pieghe di un dodecalogo, come accaduto lo scorso anno.
Non si tratta di una buona notizia e neppure di una notizia cattiva, non si tratta di un colpo di scena ma semplicemente del concretarsi di tante decisioni prese a tavolino nella penombra dei bugigattoli del potere.
Una sola domanda si appresta a rimbalzare nell’universo mediatico, destinata a tradursi in tirature di giornali e audience TV, cosa accadrà adesso? Si andrà alle elezioni anticipate con la vecchia legge? Verrà creato un governo di larghe intese che realizzi una nuova legge elettorale prima di andare al voto? Nascerà un governo di larghe intese che con l’alibi di riformare le riforme tenterà di sopravvivere fino alla fine della legislatura?
Sicuramente nei salotti chic e fra la rosa intellettuale del giornalismo che conta, ipotesi e nomi inizieranno ad invorticarsi preconizzando tutto ed il contrario di tutto, mentre in quella porcilaia che è la politica dei nostri giorni gli attori grufolanti fingeranno come sempre di cambiare ogni cosa per riuscire nell’unico intento di non cambiare nulla.
Non ci saranno svolte epocali, in Italia il lavoro continuerà ad essere poco e mal retribuito e continueranno aumentare tanto le morti bianche quanto la precarietà. Continueranno ad aumentare le tasse, così come la benzina, le bollette ed i prodotti alimentari. Continuerà a peggiorare la qualità della vita così come quella dell’ambiente e non cesseranno di restringersi le nostre libertà. Continueranno a mancare i soldi per gli ospedali, la giustizia e l’istruzione, mentre finanziamenti sempre più miliardari saranno destinati alle missioni di guerra e alla costruzione di grandi infrastrutture sempre più invasive e devastanti.
Il nuovo governo di destrasinistra che sembra ormai di prossima creazione, almeno un elemento positivo in sé però lo conterrà. Ridimensionerà un poco l’ipocrisia di questa porcilaia eterodiretta dai grandi poteri finanziari ed industriali che pur dovendo rispondere ad un unico padrone, continua a fingere improbabili antagonismi ideologici, differenti sensibilità etiche, multicolori posizioni politiche.
Il nuovo governo di destrasinistra dimostrerà in maniera incontrovertibile che i partiti politici sono semplicemente ricche aziende private, sovvenzionate tramite il denaro pubblico, per rispondere agli interessi delle grandi corporation e dei maggiori istituti bancari. Smussati gli angoli fittizi, i retaggi ideologici ormai inesistenti e le peculiarità immaginarie, la porcilaia apparirà finalmente così com’è, uniforme nella sua colorazione grigio fango, senza sfumature e senza “eroi” che si dicono costretti ad immolarsi, sacrificando con sofferenza le proprie idee per il bene del governo.
Prepariamoci dunque a dare il benvenuto al nuovo, governo indipendentemente dal fatto che lo si voglia chiamare destrasinistra, sinistradestra o semplicemente centro. Quando si propongono di raffigurare il nulla le parole in fondo valgono così poco.
Il governo Prodi sembra ormai giunto al capolinea. Dopo la fuoriuscita di Mastella e l’allontanamento di Dini per il Premier non sarà probabilmente possibile costruire nuovi scampoli di sopravvivenza fra le pieghe di un dodecalogo, come accaduto lo scorso anno.
Non si tratta di una buona notizia e neppure di una notizia cattiva, non si tratta di un colpo di scena ma semplicemente del concretarsi di tante decisioni prese a tavolino nella penombra dei bugigattoli del potere.
Una sola domanda si appresta a rimbalzare nell’universo mediatico, destinata a tradursi in tirature di giornali e audience TV, cosa accadrà adesso? Si andrà alle elezioni anticipate con la vecchia legge? Verrà creato un governo di larghe intese che realizzi una nuova legge elettorale prima di andare al voto? Nascerà un governo di larghe intese che con l’alibi di riformare le riforme tenterà di sopravvivere fino alla fine della legislatura?
Sicuramente nei salotti chic e fra la rosa intellettuale del giornalismo che conta, ipotesi e nomi inizieranno ad invorticarsi preconizzando tutto ed il contrario di tutto, mentre in quella porcilaia che è la politica dei nostri giorni gli attori grufolanti fingeranno come sempre di cambiare ogni cosa per riuscire nell’unico intento di non cambiare nulla.
Non ci saranno svolte epocali, in Italia il lavoro continuerà ad essere poco e mal retribuito e continueranno aumentare tanto le morti bianche quanto la precarietà. Continueranno ad aumentare le tasse, così come la benzina, le bollette ed i prodotti alimentari. Continuerà a peggiorare la qualità della vita così come quella dell’ambiente e non cesseranno di restringersi le nostre libertà. Continueranno a mancare i soldi per gli ospedali, la giustizia e l’istruzione, mentre finanziamenti sempre più miliardari saranno destinati alle missioni di guerra e alla costruzione di grandi infrastrutture sempre più invasive e devastanti.
Il nuovo governo di destrasinistra che sembra ormai di prossima creazione, almeno un elemento positivo in sé però lo conterrà. Ridimensionerà un poco l’ipocrisia di questa porcilaia eterodiretta dai grandi poteri finanziari ed industriali che pur dovendo rispondere ad un unico padrone, continua a fingere improbabili antagonismi ideologici, differenti sensibilità etiche, multicolori posizioni politiche.
Il nuovo governo di destrasinistra dimostrerà in maniera incontrovertibile che i partiti politici sono semplicemente ricche aziende private, sovvenzionate tramite il denaro pubblico, per rispondere agli interessi delle grandi corporation e dei maggiori istituti bancari. Smussati gli angoli fittizi, i retaggi ideologici ormai inesistenti e le peculiarità immaginarie, la porcilaia apparirà finalmente così com’è, uniforme nella sua colorazione grigio fango, senza sfumature e senza “eroi” che si dicono costretti ad immolarsi, sacrificando con sofferenza le proprie idee per il bene del governo.
Prepariamoci dunque a dare il benvenuto al nuovo, governo indipendentemente dal fatto che lo si voglia chiamare destrasinistra, sinistradestra o semplicemente centro. Quando si propongono di raffigurare il nulla le parole in fondo valgono così poco.
venerdì 18 gennaio 2008
TAV FRA DEBITO PUBBLICO E PROFITTO PRIVATO
Marco Cedolin
Se esiste un campo nel quale l’Italia da sempre eccelle, questo è costituito dal foraggiare la grande imprenditoria privata sovvenzionandola a vario titolo ed in varia misura per mezzo del denaro pubblico. Praticamente la totalità delle grandi imprese italiane, FIAT su tutte, sono diventate tali grazie alle sovvenzioni statali che hanno permesso loro di sbaragliare la concorrenza non sovvenzionata ed accumulare profitti altrimenti impensabili.
L’esempio del Gruppo Benetton che da tempo sta ottenendo cospicui utili tramite la gestione disinvolta di parte della rete autostradale italiana, costruita per mezzo del denaro dei contribuenti, sembra destinato ad essere ricalcato anche in ambito ferroviario.
Il Presidente delle FS Innocenzo Cipolletta, durante la registrazione del programma tv “Economix” di Rai Educational, si è espresso in maniera adamantina lasciando intuire al di là di ogni ragionevole dubbio quale sarà il futuro del sistema ferroviario italiano.
Cipolletta, dopo avere affermato che gli aumenti dei biglietti ferroviari continueranno anche in futuro, ha precisato che il gettito derivante da tali aumenti non si tradurrà in miglioramenti del servizio, bensì sarà destinato in larga parte a compensare il disavanzo, pagare gli interessi alle banche e sanare i buchi di bilancio del passato. In tutta evidenza i ciclopici investimenti per la costruzione delle infrastrutture per i treni ad alta velocità (il cui ammontare finale potrebbe raggiungere i 90 miliardi di euro) di disavanzi e buchi ne lasceranno purtroppo talmente tanti da assorbire gli aumenti tariffari almeno per i prossimi 40 anni.
Cipolletta ha poi lamentato le pessime condizioni in cui versano le ferrovie italiane, nelle quali durante gli ultimi anni si è investito molto poco ed ha auspicato che le FS siano messe nelle condizioni di potere acquistare i 1000 nuovi treni che sono indispensabili, non per incrementare il servizio, ma semplicemente per sostituire la grande quantità di materiale rotabile ormai eccessivamente vecchia e deteriorata.
Cipolletta ha poi ribadito che le Ferrovie (dopo avere destinato ogni risorsa alla costruzione delle tratte TAV) non hanno intenzione in futuro d’investire sui treni a lunga percorrenza. Al contrario punteranno sulle tratte inferiori ai 400 km, spingendo i passeggeri che compiono viaggi più lunghi a preferire l’alternativa dei collegamenti aerei low cost.
Dopo avere ascoltato le dichiarazioni di Cipolletta qualunque cittadino non potrà evitare di domandarsi per quale ragione, se la politica futura delle Ferrovie sarà improntata a favorire le brevi e medie percorrenze, dirottando gli altri viaggiatori verso i voli low cost, decine di miliardi di denaro pubblico siano stati investiti nella costruzione delle tratte TAV destinate unicamente a quei viaggiatori ai quali si consiglia l’aereo.
La risposta a questo cortocircuito logico sembra avere un nome NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) e degli attori di primo piano, Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Intesa San Paolo, azionisti di riferimento della stessa NTV.
La società Nuovo Trasporto Viaggiatori ha ufficializzato nei giorni scorsi un investimento di 650 milioni di euro per l’acquisto da Alstom di 25 treni AGV di nuova generazione, adatti a correre sulle tratte ad alta velocità.
Mentre le FS che hanno finanziato per mezzo del denaro pubblico la costruzione dell’infrastruttura per l’alta velocità, ci informano per bocca del proprio Presidente Cipolletta di non avere alcuna intenzione di praticare investimenti sul trasporto di lunga percorrenza, ambito nel quale sono preferibili i voli low cost, NTV procede invece ad investimenti sostanziosi per l’acquisto di nuovi treni ad alta velocità.
L’equazione a questo punto è fin troppo semplice, risultando evidente che la società facente capo a Montezemolo, Della Valle e Intesa San Paolo si appresta, quando fra qualche anno la rete dei primi 1000 km di TAV sarà completata, a gestire il trasporto ferroviario ad alta velocità. E lo farà con l’unico obiettivo di massimizzare i propri profitti, impresa oltretutto estremamente facile dal momento che il costo dell’infrastruttura ricadrà totalmente sulle spalle dei contribuenti italiani che continueranno a pagarlo per decenni sotto forma di debito pubblico da ripianare.
La storia è sempre la stessa, impresa privata sovvenzionata con il denaro pubblico, un connubio perfetto il cui risultato è garantito.
Se esiste un campo nel quale l’Italia da sempre eccelle, questo è costituito dal foraggiare la grande imprenditoria privata sovvenzionandola a vario titolo ed in varia misura per mezzo del denaro pubblico. Praticamente la totalità delle grandi imprese italiane, FIAT su tutte, sono diventate tali grazie alle sovvenzioni statali che hanno permesso loro di sbaragliare la concorrenza non sovvenzionata ed accumulare profitti altrimenti impensabili.
L’esempio del Gruppo Benetton che da tempo sta ottenendo cospicui utili tramite la gestione disinvolta di parte della rete autostradale italiana, costruita per mezzo del denaro dei contribuenti, sembra destinato ad essere ricalcato anche in ambito ferroviario.
Il Presidente delle FS Innocenzo Cipolletta, durante la registrazione del programma tv “Economix” di Rai Educational, si è espresso in maniera adamantina lasciando intuire al di là di ogni ragionevole dubbio quale sarà il futuro del sistema ferroviario italiano.
Cipolletta, dopo avere affermato che gli aumenti dei biglietti ferroviari continueranno anche in futuro, ha precisato che il gettito derivante da tali aumenti non si tradurrà in miglioramenti del servizio, bensì sarà destinato in larga parte a compensare il disavanzo, pagare gli interessi alle banche e sanare i buchi di bilancio del passato. In tutta evidenza i ciclopici investimenti per la costruzione delle infrastrutture per i treni ad alta velocità (il cui ammontare finale potrebbe raggiungere i 90 miliardi di euro) di disavanzi e buchi ne lasceranno purtroppo talmente tanti da assorbire gli aumenti tariffari almeno per i prossimi 40 anni.
Cipolletta ha poi lamentato le pessime condizioni in cui versano le ferrovie italiane, nelle quali durante gli ultimi anni si è investito molto poco ed ha auspicato che le FS siano messe nelle condizioni di potere acquistare i 1000 nuovi treni che sono indispensabili, non per incrementare il servizio, ma semplicemente per sostituire la grande quantità di materiale rotabile ormai eccessivamente vecchia e deteriorata.
Cipolletta ha poi ribadito che le Ferrovie (dopo avere destinato ogni risorsa alla costruzione delle tratte TAV) non hanno intenzione in futuro d’investire sui treni a lunga percorrenza. Al contrario punteranno sulle tratte inferiori ai 400 km, spingendo i passeggeri che compiono viaggi più lunghi a preferire l’alternativa dei collegamenti aerei low cost.
Dopo avere ascoltato le dichiarazioni di Cipolletta qualunque cittadino non potrà evitare di domandarsi per quale ragione, se la politica futura delle Ferrovie sarà improntata a favorire le brevi e medie percorrenze, dirottando gli altri viaggiatori verso i voli low cost, decine di miliardi di denaro pubblico siano stati investiti nella costruzione delle tratte TAV destinate unicamente a quei viaggiatori ai quali si consiglia l’aereo.
La risposta a questo cortocircuito logico sembra avere un nome NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) e degli attori di primo piano, Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Intesa San Paolo, azionisti di riferimento della stessa NTV.
La società Nuovo Trasporto Viaggiatori ha ufficializzato nei giorni scorsi un investimento di 650 milioni di euro per l’acquisto da Alstom di 25 treni AGV di nuova generazione, adatti a correre sulle tratte ad alta velocità.
Mentre le FS che hanno finanziato per mezzo del denaro pubblico la costruzione dell’infrastruttura per l’alta velocità, ci informano per bocca del proprio Presidente Cipolletta di non avere alcuna intenzione di praticare investimenti sul trasporto di lunga percorrenza, ambito nel quale sono preferibili i voli low cost, NTV procede invece ad investimenti sostanziosi per l’acquisto di nuovi treni ad alta velocità.
L’equazione a questo punto è fin troppo semplice, risultando evidente che la società facente capo a Montezemolo, Della Valle e Intesa San Paolo si appresta, quando fra qualche anno la rete dei primi 1000 km di TAV sarà completata, a gestire il trasporto ferroviario ad alta velocità. E lo farà con l’unico obiettivo di massimizzare i propri profitti, impresa oltretutto estremamente facile dal momento che il costo dell’infrastruttura ricadrà totalmente sulle spalle dei contribuenti italiani che continueranno a pagarlo per decenni sotto forma di debito pubblico da ripianare.
La storia è sempre la stessa, impresa privata sovvenzionata con il denaro pubblico, un connubio perfetto il cui risultato è garantito.
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